Negoziazioni sul nucleare: l’ambasciatore Daalder critica la strategia di Trump
Il recente approccio degli Stati Uniti alle negoziazioni sul nucleare con l’Iran solleva preoccupazioni significative. Donald Trump ha dichiarato: «Io non faccio cattivi accordi», ma secondo l’ambasciatore Ivo Daalder, ex rappresentante degli USA alla NATO dal 2009 al 2013, l’attuale intesa in fase di discussione potrebbe essere «sicuramente peggiore» rispetto a quella del 2015, richiamando l’attenzione sui pericoli di una strategia non chiara, riporta Attuale.
Daalder, ora presidente onorario del Chicago Council on Global Affairs, evidenzia che il segretario di Stato Marco Rubio ha confermato come il focus primario sia “terminare la guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz”. Tuttavia, questo porta a un compromesso significativo: la rimozione delle sanzioni economiche in cambio della ripresa della vendita di petrolio da parte dell’Iran. «Questa è una grande concessione», afferma Daalder, sottolineando che l’unico vero progresso atteso è la liberazione dello stretto, mentre il nucleare rimane flessibile e il rimborso delle sanzioni è quanto mai ambiguo.
«Se così stanno le cose, gli americani hanno abbandonato le loro linee rosse; gli iraniani no. Trump ha avviato il conflitto ma non è chiaro se le sue condizioni siano incluse nell’accordo finale. È una situazione di stallo», prosegue Daalder. La sua analisi mette in luce la mancanza di un piano chiaro, specialmente dopo l’errore strategico di Trump, avviando un conflitto con l’Iran il 28 febbraio. «Da quel momento, ha cercato di uscirne con negoziatori inesperti», dice.
Daalder chiarisce che Trump ha cancellato il protocollo del 2015 che limitava la capacità iraniana di arricchire uranio. Ora, l’Iran ha superato le quote stabilite, possedendo oltre 8500 chili di uranio e un alto tasso di arricchimento. «Un accordo può funzionare solo con condizioni concordate nel tempo; minacce e ultimatum non sono risolutivi», ammonisce.
Allo stesso modo, il rifiuto delle amministrazioni precedenti — inclusi Bush, Obama e Biden — di intraprendere azioni militari contro l’Iran ha portato a un rafforzamento della leadership radicale a Teheran. «Un attacco solo accelererebbe il programma nucleare», afferma Daalder, suggerendo che la riapertura dello Stretto di Hormuz potrebbe rivelarsi complicata. L’Iran potrebbe usare la sua influenza per negoziare ma intrattenere condizioni ambigue sulla non proliferazione nucleare.
L’ambasciatore conclude con un appello per un’azione diplomatica europea, affermando: «Non capisco perché non stiano già agendo. L’Europa ha competenze tecniche e politiche fondamentali per guidare queste trattative», suggerendo che sia da considerare una nuova iniziativa diplomatica nei confronti dell’Iran.