Lula tenta di ripavimentare la BR-319, controversa strada nell’Amazzonia brasiliana

28.05.2026 14:15
Lula tenta di ripavimentare la BR-319, controversa strada nell'Amazzonia brasiliana

Il governo Lula da Silva e la controversa riqualificazione della BR-319 in Amazzonia

Il governo di sinistra di Luiz Inácio Lula da Silva in Brasile ha dichiarato l’intenzione di avanzare con un controverso progetto infrastrutturale che prevede il rifacimento della BR-319, una strada che attraversa la foresta Amazzonica e il cui impatto ambientale è stato oggetto di discussione per oltre trent’anni, riporta Attuale.

La BR-319, conosciuta come «rodovia» in Brasile, non si configura come un’autostrada nel senso tradizionale del termine. Attualmente, è quasi interamente sterrata, dato che i tratti asfaltati in passato sono andati in rovina a causa della mancanza di manutenzione. Durante la stagione delle piogge, alcune sezioni diventano impraticabili. Questa strada collega Manaus, uno dei principali centri industriali del Brasile settentrionale, con Porto Velho, a sud, e il tratto attraverso la foresta misura circa 405 chilometri, per un totale di 885 chilometri.

Inaugurata nel 1976, la BR-319 fu chiusa poco più di dieci anni dopo a causa del deterioramento. Da allora, vari governi hanno tentato invano di riasfaltarla per facilitare i collegamenti tra il nord e il resto del Brasile, e per promuovere lo sviluppo delle regioni più remote. Tuttavia, questi progetti hanno sempre incontrato critiche e resistenze. La concessione per la ripavimentazione della strada ha seguito un processo legale complesso, con ricorsi presentati da associazioni ambientaliste, a cui il governo ha replicato. Recentemente, il governo di Lula ha fatto ricorso a una legge approvata l’anno scorso dal parlamento per facilitare le licenze, riducendo le verifiche e i controlli necessari.

Le critiche si concentrano sull’idea che il riasfaltamento della BR-319 contribuirà alla deforestazione, favorendo la costruzione di strade secondarie che penetrano nella foresta. Gli oppositori al progetto avvertono che ciò porterà ad un aumento di fenomeni già in atto, come l’accaparramento delle terre delle comunità indigene da parte di gruppi criminali e aziende, e la deforestazione collegata alla creazione di campi agricoli e pascoli illegali.

Lula ha difeso il progetto, affermando che la strada sarà ristrutturata «con la massima attenzione» verso l’ecosistema. Secondo i media brasiliani, il governo prevede un investimento iniziale di oltre 255 milioni di euro, non solo per il rifacimento della strada, ma anche per finanziare misure di tutela ambientale. Tra queste, si prevede l’installazione di “caselli” per tracciare i mezzi pesanti e assicurarsi che non devino dalle strade legali, oltre all’apertura di bandi per agenzie di sorveglianza private e l’istituzione di una zona di controllo di cinquanta chilometri su entrambi i lati della strada.

Queste promesse ricordano quanto già fatto da Lula durante il suo primo mandato, quando finanziò l’asfaltatura della BR-163, che collega il sud con il nord del Brasile. Dati forniti dall’INPA, ente pubblico per lo studio dell’Amazzonia, indicano che la pavimentazione della BR-163 ha portato a un incremento della deforestazione. In aggiunta, Lula è criticato per presentare il piano di protezione ambientale in concomitanza con l’inizio dei lavori, mentre esperti affermano che avrebbe dovuto essere discusso e approvato prima per garantire una implementazione efficace.

La questione della deforestazione in Amazzonia ha ripercussioni globali, poiché questo ecosistema è cruciale per la regolazione climatica e per la biodiversità del pianeta. Secondo l’INPE, l’agenzia brasiliana per la ricerca ambientale, la foresta ha già perso il 21% della sua vegetazione, un fenomeno aggravato dalle politiche promosse durante la presidenza di Bolsonaro, che hanno incoraggiato il disboscamento.

Lula è stato eletto nel 2022 con l’impegno di migliorare la gestione delle questioni ambientali del governo brasiliano, e ha registrato progressi in questa direzione, come dimostrano i dati recenti sulla diminuzione della deforestazione. Tuttavia, la sua scelta di Marina Silva come ministra dell’Ambiente, nota attivista ambientale che si oppose al progetto della BR-319, ha sollevato interrogativi, soprattutto dopo la sua recente decisione di dimettersi per candidarsi al parlamento.

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