Una sentenza federale emessa venerdì ha bloccato l’aggiunta del nome di Donald Trump al Kennedy Center, il principale teatro degli Stati Uniti, trasformandolo nel «The Donald J. Trump Kennedy Center». Il giudice ha giudicato l’operazione illegittima, precisando che il centro non può procedere con una chiusura per «ristrutturazioni sostanziali» che durerebbero due anni, come deciso dal consiglio d’amministrazione. Questa chiusura, prevista per luglio 2026, avrebbe azzerato i programmi culturali, riporta Attuale.
L’importanza del Kennedy Center
Fondato nel 1965 e dedicato a John F. Kennedy, il Kennedy Center è il più grande centro culturale e artistico degli Stati Uniti, con un programma ricco di eventi dal vivo, inclusi teatro, balletto e opera. È anche la sede dell’Orchestra Sinfonica Nazionale e dell’Opera Nazionale di Washington. Durante il 2025, Trump ha cercato di impattare il centro con l’intento dichiarato di «cancellare» quelli che definisce gli «idoli woke», suscitando preoccupazioni tra i critici per un possibile attacco ai valori progressisti nel campo culturale.
La ristrutturazione bocciata dal giudice
Il piano di ristrutturazione prospettato dall’amministrazione prevedeva una chiusura totale del centro per due anni per lavori di restauro. Tuttavia, questo avrebbe avuto come effetto negativo la riduzione della centralità del centro nella vita culturale americana. Il consiglio d’amministrazione aveva votato per questa chiusura, ma ora, secondo la sentenza, ha oltrepassato i propri limiti normativi.
La sentenza di venerdì: «Decisioni infondate»
Il giudice Christopher Cooper ha descritto la decisione di chiudere il Kennedy Center come «infondata e apparentemente strategica», evidenziando che il consiglio avrebbe dovuto considerare alternative più prudenti. Inoltre, la sentenza ha ordinato l’immediata rimozione del nome di Trump dalla facciata e da qualsiasi «materiale ufficiale», confermando che solo il Congresso può apportare modifiche a un nome stabilito.
La reazione di Trump: «Non mi interessa»
In risposta alla sentenza, Trump ha commentato su Truth, il social media che ha fondato, affermando: «Il Kennedy Center non mi interessa. A meno di non essere libero di fare quello che faccio meglio di tutti, riportare alla sua grandezza questa Istituzione, non ho alcun interesse a continuare quello che sarebbe solo un viaggio disperato a Never Never Land.»
I precedenti: la sala da ballo e l’arco di trionfo
Critici sostengono che la rinomina del Kennedy Center faccia parte di una strategia più ampia di Trump per lasciare il suo marchio su istituzioni pubbliche. Ciò include progetti controversi come la demolizione dell’ala Est della Casa Bianca per trasformarla in una grande sala da ballo e l’aggiunta del suo nome a diversi edifici governativi. Alcuni di questi progetti sono attualmente oggetto di controversie legali, e si attendono ulteriori sviluppi.