Strasburgo condanna l’Italia per malagiustizia su caso di violenza domestica

05.07.2026 19:35
Strasburgo condanna l'Italia per malagiustizia su caso di violenza domestica

Bruxelles, 5 luglio 2026 – La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per un caso di malagiustizia, liquidato con motivazioni “sessisti e stereotipate”. La vicenda ha inizio nel 2021, quando Audrey Ubeda, oggi 42enne e di origine franco-italiana, denuncia il compagno per abusi domestici all’Avellinese. I maltrattamenti, riferisce Ubeda, si sono verificati anche in presenza dei figli, riporta Attuale.

La violenza minimizzata

In seguito alla denuncia, viene aperta un’inchiesta, ma il pubblico ministero richiede presto l’archiviazione, sostenendo che è difficile dimostrare la consapevolezza dell’uomo riguardo alla mancanza di consenso nel rapporto sessuale, affermando che per gli uomini è “comune dover vincere quel minimo di resistenza” da parte delle donne durante la relazione.

Ubeda descrive un episodio in cui il compagno le ha puntato un coltello alla gola mentre in TV si trattava di un femminicidio, ma il pm liquida la situazione come uno “scherzo di cattivo gusto”. La richiesta di archiviazione suscita scalpore e viene respinta dal gip, il quale affida il caso a un’altra pm, che sollecita e ottiene il rinvio a giudizio.

L’ex compagno di Audrey è stato condannato in primo grado a quattro anni e sei mesi di reclusione, e nel 2024 il tribunale per i minori di Napoli gli ha tolto la potestà genitoriale.

La sentenza della Cedu

Ubeda riesce a portare il caso all’attenzione della Corte europea dei diritti dell’uomo, che si è pronunciata contro l’Italia, denunciando il ritardo della giustizia civile e penale nel gestire un caso di violenza domestica e nel separare il padre dai figli. La sentenza sottolinea che il procedimento non ha rispettato i criteri di un’indagine “tempestiva, approfondita ed efficace”, come previsto dalla Convenzione. Viene criticato anche il comportamento del pubblico ministero, le cui motivazioni per l’archiviazione sono definite “sessiste e stereotipate”. Lo Stato italiano è condannato a versare alla donna e ai suoi figli 15mila euro ciascuno per danni morali e 15mila in totale per spese legali. Audrey ha commentato: “Oggi mi sento rinascere. Questa è una vittoria di tutte le donne, spero aiuti a non far accadere mai più nulla del genere”.

Audrey: continuiamo ad avere paura

Tuttavia, per Ubeda la vicenda non è conclusa. L’ex compagno rimane libero e, sebbene lei e i figli siano riusciti a ricostruirsi una vita dopo tre anni in una comunità protetta, Audrey teme per la loro sicurezza. “E’ grave che non ci sia stata alcuna misura di allontanamento nei suoi confronti; potrebbe avvicinarsi quando vuole malgrado il mio caso sia da codice rosso”, dichiara. Per proteggersi, adottano precauzioni, come mantenere il figlio adolescente lontano dai social. Ubeda continua a lavorare contro la violenza sulle donne, ma lo fa in silenzio e lontano dai riflettori.

Nonostante tutto, Audrey non ha perso fiducia nella giustizia, lodando il pm Marina Colucci, coinvolta nel caso con grande determinazione. Inoltre, ha deciso di devolvere una parte del risarcimento a un’associazione locale che l’ha sostenuta.

1 Comment

  1. Una situazione davvero inaccettabile! Non si può minimizzare la violenza domestica in questo modo, specialmente quando i bambini sono coinvolti. Spero che questo caso porti a un cambiamento reale e che altre donne non debbano più vivere simili esperienze. La giustizia deve essere severa!

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