Archiviazione delle indagini su Berlusconi e Dell’Utri: significati e reazioni
Roma, 7 giugno 2026 – I provvedimenti giudiziari di archiviazione delle indagini su Berlusconi e Dell’Utri e di conferma dei presupposti per la grazia a Nicole Minetti assumono forse un significato che va oltre il merito che ne è stato oggetto. È ben vero che l’inchiesta di Firenze sui mandanti delle stragi del 1993 aveva un carattere “temerario” e che la verifica delle ragioni di fatto e di diritto dell’atto di clemenza ha solo confermato gli accurati accertamenti già svolti dalla procura generale di Milano, riporta Attuale.
Se è vero tuttavia che una parte consistente della magistratura ci ha abituato a considerare non casuali molti atti giudiziari sensibili, similmente possiamo supporre che le maggiori correnti della corporazione abbiano dato del voto referendario una lettura più intelligente di quella espressa, per ragioni opposte, da tutta la politica.
Se i partiti hanno considerato la grande (e inattesa) dimensione del voto contrario, è ragionevole immaginare che gli ambienti giudiziari abbiano presto, superata l’euforia del risultato, posto invece attenzione ai dodici milioni e mezzo di elettori favorevoli alla riforma nonostante l’impopolarità del governo a causa del Medio Oriente.
Con il loro implicito giudizio critico sulla giustizia italiana che potrebbe riemergere, ampliato, di fronte a una ipotesi di responsabilità civile dei magistrati. Questo spiegherebbe, almeno nei vertici correntizi, un atteggiamento, dopo il voto, non aggressivo ma disponibile al dialogo con il governo per affrontare almeno una parte delle cause della malagiustizia.
Certo, la mancata separazione delle funzioni non consente di fermare nella fase preliminare un percorso giudiziario senza solide basi. Ma molto altro si può fare per contenere i tempi della giustizia, rafforzare l’elemento del ragionevole dubbio nel caso di un grado di giudizio favorevole all’imputato, affrontare il sovraffollamento giudiziario con pene alternative. Vale la pena provarci.