Il Belgio continua a comprare acciaio russo, alimentando la macchina da guerra di Mosca

13.06.2026 13:20
Il Belgio continua a comprare acciaio russo, alimentando la macchina da guerra di Mosca
Il Belgio continua a comprare acciaio russo, alimentando la macchina da guerra di Mosca

Nonostante le sanzioni dell’Unione Europea, il Belgio continua a importare semilavorati di acciaio dalla Russia, contribuendo di fatto al finanziamento della macchina bellica di Mosca. Secondo quanto riportato dal Brussels Times, la società russa NLMK, di proprietà del miliardario Vladimir Lisin, rifornisce di bramme (slabs) due stabilimenti belgi, NLMK La Louvière e NLMK Clabecq. La situazione mette in luce le contraddizioni della politica sanzionatoria europea a oltre quattro anni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina.

Subito dopo l’invasione su larga scala, l’UE ha vietato la maggior parte dei prodotti siderurgici russi, ma ha concesso un’esenzione transitoria per le bramme, semilavorati utilizzati per produrre acciaio finito. Il termine per la completa eliminazione di queste importazioni è stato fissato al settembre 2028. Oggi la Russia copre il 58% delle importazioni di bramme nell’Unione, e il Belgio ne è il primo acquirente, assorbendo circa un terzo del totale.

L’eccezione per i semilavorati d’acciaio

La decisione di mantenere aperto il rubinetto delle bramme russe è stata giustificata con la necessità di evitare danni all’industria europea. Il ministero degli Esteri belga ha dichiarato che «le sanzioni devono danneggiare la macchina da guerra russa più delle nostre economie», sottolineando che eventuali misure contro Lisin «avrebbero conseguenze dirette e sproporzionate sugli stabilimenti industriali e sull’occupazione in Belgio – lavoratori e catene di approvvigionamento che non hanno alcun legame con lo Stato russo».

I critici, tuttavia, sostengono che questa dipendenza sia ormai ingiustificata. Esistono fonti alternative di approvvigionamento, e la transizione potrebbe essere accelerata. Il governo belga ha ribadito la volontà di rispettare la scadenza del 2028, ma intanto i fondi che affluiscono alla Russia attraverso queste esportazioni contribuiscono a sostenere lo sforzo bellico di Mosca e a ridurre l’efficacia complessiva delle sanzioni.

Il progetto di investimento di NLMK

Nel frattempo, NLMK sta valutando ingenti investimenti in Belgio per produrre le bramme localmente, sostituendo le importazioni dirette. Il progetto richiederebbe un significativo sostegno finanziario da parte delle autorità belghe ed europee. Se realizzato, consoliderebbe la presenza di capitale russo in un settore strategico, creando un nuovo nodo di dipendenza a lungo termine.

La vicenda evidenzia come la Russia abbia saputo costruire all’interno dell’Unione europea centri di interesse economico che fungono da scudi politici, trasformando la protezione dell’occupazione e delle filiere in un argomento per ritardare l’uscita dalle forniture russe. Per Bruxelles, il caso belga rappresenta un banco di prova: la coerenza tra la retorica di sostegno all’Ucraina e l’effettiva attuazione delle sanzioni resta sotto osservazione, sia dentro i confini europei che presso i partner internazionali.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere