I mondiali di calcio evidenziano le tensioni tra Canada, Stati Uniti e Messico

13.06.2026 13:05
I mondiali di calcio evidenziano le tensioni tra Canada, Stati Uniti e Messico

Rottura delle relazioni tra Stati Uniti, Canada e Messico durante i Mondiali di Calcio 2026

I Mondiali di calcio 2026, iniziati il 10 giugno, si stanno svolgendo in tre paesi nordamericani: Canada, Stati Uniti e Messico. Nonostante lo sport debba rappresentare un simbolo di collaborazione e unità, i rapporti tra i paesi ospitanti si sono deteriorati significativamente dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca, avvenuto nel gennaio 2025, riporta Attuale.

La situazione con il Canada è particolarmente tesa. Negli scorsi mesi, Trump ha utilizzato un approccio aggressivo, sostenendo che il Canada dovrebbe diventare il 51° stato degli Stati Uniti, senza mai concretizzare tali minacce. Tuttavia, ciò ha portato a continui scontri con il governo canadese, fino ad aprile 2025 guidato da Justin Trudeau e successivamente da Mark Carney, entrambi esponenti del Partito Liberale.

Carney ha affermato in più occasioni che il Canada «non è in vendita, non lo sarà mai» e ha dichiarato la fine del «vecchio rapporto» tra i due paesi, che si basava su un’integrazione economica e una cooperazione militare più stretta. Di conseguenza, Carney sta tentando di allontanarsi dagli Stati Uniti e di avvicinarsi all’Unione Europea.

Nel gennaio scorso, il primo ministro canadese ha tenuto un discorso incisivo al forum di Davos, evidenziando la «rottura dell’ordine mondiale» e denunciando la violazione delle norme internazionali da parte degli Stati Uniti di Trump. Carney ha citato azioni come la cattura dell’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro come esempi di tali violazioni.

Gli Stati Uniti rappresentano il principale partner commerciale del Canada, con gran parte delle esportazioni canadesi dirette verso quel mercato. Nel febbraio 2025, Trump ha imposto dazi fino al 25% sul Canada e sul Messico, accusando entrambi di non contenere adeguatamente il flusso di migranti e il traffico di fentanyl, aggravando la crisi degli oppioidi in Nord America. Questa mossa ha provocato reazioni in Canada, dove molti cittadini hanno iniziato a boicottare prodotti statunitensi, preferendo alternative locali.

Anche la situazione con il Messico non è meno complessa. Trump ha esortato la presidente Claudia Sheinbaum a intensificare gli sforzi contro i cartelli della droga e ha imposto dazi pesanti, danneggiando l’economia messicana, che dipende fortemente dagli scambi con gli Stati Uniti. Sheinbaum ha adottato alcune misure per rispondere alle richieste di Trump, come il rafforzamento delle misure di sicurezza al confine, dimostrando anche abilità negoziali che le sono valse il rispetto dello stesso Trump, che l’ha definita «una dura».

Pochi giorni fa, Trump ha minacciato di non rinnovare un accordo commerciale cruciale tra Stati Uniti, Canada e Messico, in vigore dal 1993. «Non abbiamo bisogno di nulla di ciò che ha il Canada, nulla di ciò che ha il Messico, ma loro hanno bisogno di tutto ciò che abbiamo noi», ha ribadito, sottolineando così l’asimmetria nei rapporti commerciali tra le nazioni.

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