Tonnellate di bombe inesplose in Italia, rischio crescente dopo 80 anni dalla Seconda Guerra Mondiale

22.06.2026 11:15
Tonnellate di bombe inesplose in Italia, rischio crescente dopo 80 anni dalla Seconda Guerra Mondiale

La minaccia delle bombe inesplose continua a gravare sull’Italia

Roma, 22 giugno 2026 – L’Italia sotterranea non ha mai firmato l’armistizio. Sotto il fango delle campagne venete, l’asfalto degli scali ferroviari di Milano e Bologna, e nei fitti boschi dell’Appennino riposano tonnellate di ordigni inesplosi, tesori di terrore rimasti dalla Seconda Guerra Mondiale, che continuano a mettere in pericolo la popolazione, riporta Attuale.

I dati del Ministero della Difesa e dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra (Anvcg) evidenziano la gravità della situazione. Ogni anno, i Reggimenti Genio Guastatori dell’Esercito Italiano effettuano tra i 30.000 e i 60.000 interventi di bonifica. Durante il conflitto, le forze alleate sganciarono circa 380.000 tonnellate di bombe d’aereo sull’Italia, e si stima che circa il 10% di questo arsenale, ovvero 38.000 tonnellate, non sia esploso per difetti strutturali o condizioni di impatto particolari.

Attualmente, solo il 40% di queste bombe rimaste è stato neutralizzato. Ciò implica che circa 22.800 tonnellate di ordigni inesplosi restano sepolte sotto i piedi degli italiani, insieme a milioni di proiettili d’artiglieria, granate e mine terrestri.

La mappa del rischio segue le linee dei bombardamenti strategici: le aree più colpite includono i grandi nodi ferroviari, le città storicamente devastate, come Milano, Napoli e Foggia, e le vecchie linee di blocco come la Linea Gotica e la Linea Gustav. Nel maggio del 2026, un noto ritrovamento a Battipaglia, nel Salernitano, ha confermato la presenza di un carro armato Panzer IV, caduto durante i combattimenti dell’Operazione Avalanche nel 1943.

Tuttavia, il risveglio del passato porta con sé anche tragedie. Negli ultimi anni, nonostante le misure di sicurezza, oltre una dozzina di civili hanno perso la vita a causa di esplosioni di ordigni raccolti incautamente. L’Anvcg riporta casi come quello di Vezza d’Oglio, dove nel 2013 un uomo di 35 anni morì dopo aver portato a casa un residuato bellico.

Il cambiamento climatico ha introdotto ulteriori rischi: gli incendi estivi possono riscaldare il terreno, causando esplosioni improvvise degli ordigni sepolti, minacciando la vita dei Vigili del Fuoco e dei volontari. La gestione di questa minaccia è regolata da un coordinamento rigoroso delle Prefetture, che attivano squadre specializzate. Gli artificieri dell’Esercito sono incaricati della bonifica terrestre, mentre i Palombari del Comsubin della Marina Militare si occupano delle acque marine e interne.

Le procedure attuali non prevedono più brillamenti, considerati troppo pericolosi; piuttosto, gli ordigni vengono despolettati in loco con evacuazioni preventive necessarie per garantire la sicurezza pubblica. Questo lavoro silenzioso è un costante promemoria del lungo cammino che l’Italia deve affrontare per superare le cicatrici lasciate dal Novecento.

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