Sequestro della petroliera Deliver: nuova mossa della Francia contro la «flotta ombra» russa
La Francia ha sequestrato la petroliera Deliver nel Mediterraneo centrale, al largo della Sicilia, accertando la sua connessione con la «flotta ombra» di Mosca, utilizzata per eludere le sanzioni internazionali. Il presidente Emmanuel Macron ha dichiarato: «non permetteremo alla flotta ombra di finanziare lo sforzo bellico russo», riporta Attuale.
Secondo fonti militari occidentali, la Deliver era salpata da Primorsk, uno dei principali terminali russi sul Baltico, e stava navigando verso il Canale di Suez con destinazione finale Singapore. L’intercettazione, avvenuta in un’area strategicamente centrale per il transito energetico, segna un ulteriore inasprimento dell’azione europea contro il Cremlino.
La nave, formalmente battente bandiera del Camerun, era stata radiata dal registro camerunese alcune settimane fa, consentendo così il sequestro da parte della marina francese per violazione del diritto marittimo internazionale, secondo quanto affermato dall’avvocato Andrea Giardini, esperto di diritto marittimo.
Dall’inizio del 2026, la Francia ha sequestrato quattro petroliere sospettate di far parte della flotta ombra, con un totale di nove sequestri effettuati in Europa nel corso dell’anno. Il 14 giugno, il Regno Unito aveva bloccato un’altra petroliera nel Canale della Manica. La Russia ha condannato tali operazioni, che l’Unione Europea, ora impegnata nella discussione sul ventunesimo pacchetto di sanzioni, considera cruciali per limitare le esportazioni di petrolio russo a prezzi ribassati verso l’India e la Cina.
Il sequestro della Deliver rappresenta un altro capitolo nel conflitto tra Europa e Russia, non solo sul piano militare e diplomatico, ma anche legale e commerciale. Analogamente, il caso della petroliera Smyrtos, bloccata il 14 giugno, potrebbe vedere il governo del Regno Unito confiscare e rivendere il carico di quasi 100.000 tonnellate di petrolio degli Urali, per un valore stimato di 35 milioni di sterline, destinando i proventi a sostenere lo sforzo bellico ucraino.