Controversia sulla nomina del nuovo Alto Rappresentante in Bosnia Erzegovina
La nomina di un nuovo Alto Rappresentante in Bosnia Erzegovina sta generando tensioni tra gli Stati Uniti e alcuni paesi europei, con i diplomatici americani che spingono per una figura meno ostile alla Republika Srpska. Questa situazione evidenzia le ripercussioni dei cambiamenti politici rapidi avvenuti durante la presidenza di Donald Trump, riporta Attuale.
Il ruolo dell’Alto Rappresentante, creato nel dicembre del 1995 per garantire il rispetto degli accordi di pace di Dayton, è eccezionale in quanto gli conferisce poteri ampi, compresa la facoltà di modificare la Costituzione e rimuovere funzionari che non si conformano alle sue decisioni. Attualmente, l’incarico è occupato da Christian Schmidt, ma il suo futuro è incerto in seguito alle pressioni politiche che si stanno intensificando.
Il candidato sostenuto dagli Stati Uniti è Antonio Zanardi Landi, attuale ambasciatore dell’Ordine di Malta in Vaticano, mentre Francia, Germania e Regno Unito sostengono la candidatura di René Troccaz, l’attuale inviato speciale della Francia nei Balcani. Gli Stati Uniti hanno avvisato che se non verrà scelto un candidato a loro gradito, potrebbero riconsiderare il proprio ruolo nel paese, il che solleva interrogativi sull’influenza americana nelle questioni interne della Bosnia Erzegovina.
Zanardi Landi, pur essendo un diplomatico di carriera, ha esperienza limitata nei Balcani. Ha servito come ambasciatore in Serbia e Montenegro dal 2004 al 2006 e più tardi in Russia. Le sue relazioni con ambienti cattolici conservatori potrebbero rispecchiare le posizioni ideologiche degli Stati Uniti.
Un elemento significativo della questione è il progetto di un gasdotto tra Bosnia Erzegovina e Croazia, per il quale gli Stati Uniti vorrebbero garantire la realizzazione attraverso l’Alto Rappresentante. La costruzione è stata assegnata senza gare d’appalto a una società americana rappresentata da figure legate a Trump, suscitando preoccupazioni nate da una mancanza di trasparenza e con il rischio di impatti negativi sui diritti di proprietà pubblica.
L’Unione Europea ha espresso il proprio disappunto, suggerendo che la Bosnia non possa procedere con l’assegnazione dell’appalto senza un adeguato processo di gara e ha minacciato di bloccare i finanziamenti se il governo bosniaco non annullerà la decisione.
Inoltre, il sostegno di Milorad Dodik, il leader dei serbi bosniaci, per le politiche americane è evidente. Egli ha cercato di consolidare i legami con Trump, offrendo accesso alle risorse di litio nella Republika Srpska e invitando figure prominenti degli Stati Uniti. Negli ultimi due anni, il governo della Republika Srpska ha investito ingenti somme in attività di lobbying per influenzare le decisioni americane e ha tentato di ottenere la rimozione di Schmidt, il quale ha assunto un atteggiamento critico nei confronti della Republika Srpska durante il suo mandato.
La situazione in Bosnia Erzegovina rimane quindi complessa, con dinamiche interne ed esterne che si intrecciano e un futuro politico incerto, mentre le posizioni di potere si contendono in un ambiente già fragilmente bilanciato.