Erdogan da socio scomodo a partner militare strategico, il vertice Nato ad Ankara del 7 e 8 luglio

06.07.2026 18:45
Erdogan da socio scomodo a partner militare strategico, il vertice Nato ad Ankara del 7 e 8 luglio

La Turchia in primo piano al vertice NATO di luglio: un alleato strategico in un contesto in evoluzione

Il vertice NATO, previsto per il 7 e 8 luglio ad Ankara, segna un momento cruciale per la Turchia, considerata un alleato sempre più centrale nel contesto geopolitico attuale, riporta Attuale.

Per anni, Recep Tayyip Erdogan ha rappresentato un alleato scomodo per la NATO, con l’acquisto dei missili russi S-400 che gli è costato sanzioni americane e l’espulsione dal programma F-35. Le relazioni con l’Unione europea si sono sempre più deteriorate, complicate dalla deriva autoritaria del suo governo. Tuttavia, negli ultimi tre anni, il contesto strategico è cambiato radicalmente. La guerra in Ucraina, le tensioni in Medio Oriente e il crescente riarmo europeo hanno restituito alla Turchia un ruolo significativo nella sicurezza dell’Occidente.

Il vertice di Ankara simboleggia questa trasformazione. Secondo quanto anticipato dal quotidiano turco Hürriyet, Donald Trump dovrebbe arrivare nella capitale turca il giorno prima del vertice per un incontro bilaterale con Erdogan, durante il quale potrebbe annunciare l’approvazione della vendita dei motori General Electric per il caccia di quinta generazione Kaan. Questo evento, se confermato, segnerebbe il primo passo verso un disgelo tra Washington e Ankara dopo le sanzioni imposte per l’acquisto degli S-400. Tuttavia, l’approvazione dei motori non implica il reinserimento della Turchia nel programma F-35, attualmente bloccato dal contenzioso riguardante i missili russi.

Oggi, l’industria della difesa turca ha assunto una posizione di rilievo all’interno dell’Alleanza, grazie agli investimenti pubblici. Droni, munizioni e sistemi elettronici sono ora esportati in decine di paesi, con oltre la metà dell’export militare turco diretto verso i membri della NATO. L’Europa, impegnata a rafforzare le proprie capacità produttive post-invasione russa dell’Ucraina, guarda con interesse alle aziende turche non solo come fornitori, ma anche come partner per progetti comuni. Per questo Ankara chiede di essere inclusa nelle nuove iniziative europee in materia di difesa, mentre insiste per l’eliminazione delle restrizioni commerciali che ancora affliggono il settore.

Questa nuova centralità internazionale rappresenta una rivincita politica per Erdogan, che ha perseguito una maggiore autosufficienza nella produzione militare. Tuttavia, questo approccio ha reso la Turchia cruciale per gli alleati storici, una situazione paradossale che eredita una strategia originariamente visata a emanciparsi dall’Occidente. Ora, l’Europa e gli Stati Uniti necessitano della capacità produttiva turca per sostenere il proprio riarmo.

Nonostante il rinnovato centro stage internazionale, le fragilità interne della Turchia rimangono significative. L’inflazione, pur calando dai picchi del 2024, continua a superare il 30%, lontana dagli obiettivi governativi. L’arresto del sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu e la crescente pressione sull’opposizione hanno generato turbolenze economiche e preoccupazioni tra gli investitori. Come sottolinea il giornalista e analista politico Murat Yetkin, «la forza militare e la posizione geografica della Turchia non sono sufficienti per riaprire le porte dell’Europa. Senza progressi sullo stato di diritto, sull’indipendenza della magistratura e sulle libertà civili, Bruxelles difficilmente potrà rilanciare il processo di integrazione o aggiornare l’unione doganale secondo le condizioni sperate da Ankara».

Il vertice di Ankara dovrà quindi affrontare questa contraddizione: da un lato, una Turchia mai così potente dal punto di vista strategico; dall’altro, un paese segnato da tensioni economiche e un’involuzione democratica, ostacoli significativi per una normalizzazione dei rapporti con Bruxelles. La guerra ha modificato le priorità dell’Occidente, dando maggiore peso alla sicurezza rispetto alla democrazia, un successo geopolitico per Erdogan che dovrà dimostrare se questa nuova alleanza militare possa trasformarsi in un reale riavvicinamento politico.

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