Roma, 7 luglio 2026 – Domani a piazzale Clodio, Valter Lavitola si presenterà davanti al pm per l’interrogatorio e dovrà fronteggiare anche l’accusa di strage. L’imprenditore è sospettato di essere il mandante dell’attentato davanti alla casa di Sigfrido Ranucci a Campo Ascolano, per il quale sono state arrestate la scorsa settimana quattro persone di Napoli e Avellino, considerati esecutori materiali. Tra gli indagati, come si legge nel decreto di perquisizione della Dda, c’è Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense di 47 anni, ritenuto l’intermediario tra Lavitola e i campani, riporta Attuale.
L’indagine
Nell’atto si afferma che Lavitola ha dato mandato a Clesio Tavares di “individuare soggetti in grado di reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all’abitazione del giornalista”, mentre il 16 settembre, un mese prima dell’attentato, avrebbe effettuato con il 47enne un sopralluogo “nei pressi dell’abitazione” di Ranucci. Il 47enne sarebbe al momento in Camerun ma, secondo gli inquirenti, è il suo braccio destro e avrebbe lavorato per lui come autista e tuttofare. Non sarebbe però assunto al ristorante Cefalù Bistrò in viale dei Quattro Venti a Monteverde, frequentato da Lavitola, che però non ne sarebbe più il proprietario da circa due anni. Secondo i dipendenti, “non l’abbiamo mai visto e non lavorava con noi”.
Le intercettazioni
Secondo il decreto di perquisizione, l’uomo risulta dipendente dal 2017 della società Cefalù srl che gestisce il ristorante. Per gli inquirenti, i dati raccolti hanno consentito di accertare che Clesio Tavares “ha messo a disposizione degli indagati la vettura in uso a lui e alla compagna”, mentre poco dopo l’attentato, l’uomo si sarebbe trasferito in Camerun, dove tuttora si trova. Ci sono inoltre conversazioni intercettate sull’utenza in uso alla compagna di Gomes, che si lamenta di non essere ancora rientrata, citando tale Valter come il soggetto dal quale dipende il suo ritorno in Italia. Sempre nel decreto si spiega che, quando Pellegrino D’Avino – uno dei componenti della banda – è stato raggiunto dalla misura cautelare, ha detto al suocero di “avvisare Clesio Tavares affinché questi avvisi quell’altro”, ovvero proprio Lavitola.
Ranucci: sono stordito
“Non nascondo un certo stordimento perché con Valter abbiamo un rapporto di amicizia e dal 2019 è stata anche una fonte”, dichiara Ranucci in un video. Aggiunge di essere convinto che, anche se dovessero emergere delle responsabilità, non avrebbe mai fatto del male a me e alla mia famiglia. “Mi affido ai magistrati Carlo Villani, Francesco Lo Voi e al nuovo sostituto che continuerà questa inchiesta e vedremo quali sviluppi ci saranno”, commenta il giornalista con l’AdnKronos. Sul movente, sostiene Ranucci, “nell’atto di perquisizione c’è scritto che si indaga per capirlo. Qualcuno mi ha detto che l’attentato era per fare un favore a me, a mia insaputa. Ma che favore? Di cosa stiamo parlando? Mi sono dovuto comprare le macchine da solo, quarantamila euro. Ho l’esercito davanti casa. E non è che avessi bisogno di visibilità in quel momento, anzi, forse anche un po’ meno, visti gli attacchi. Non so che dire”.
La bomba e l’amico
Sui social, Fratelli d’Italia scrive: “Dopo mesi di accuse e illazioni contro il governo Meloni, alla fine il presunto mandante sarebbe un amico di Ranucci, Lavitola, già condannato in passato. Andiamo fino in fondo. Vogliamo la verità”. Atreju, l’account ufficiale della festa di Fdi, rincara la dose: “Anche a voi è successo nella vita che un vostro amico vi abbia messo una bomba sotto casa? Raccontateci la vostra esperienza”.