Davide e Chiara salvati dopo sei giorni dispersi nelle Dolomiti grazie a ruscello e fragole selvatiche

08.07.2026 00:05
Davide e Chiara salvati dopo sei giorni dispersi nelle Dolomiti grazie a ruscello e fragole selvatiche

Uomini salvati dopo sei giorni di isolamento nelle Dolomiti

Ancona, 8 luglio 2026 – Sopravvissuti sei giorni all’addiaccio tra le Dolomiti bellunesi, bloccati in una gola senza cibo e con un ruscello come unico sustento. Ne sono usciti Davide Cesaroni, 41 anni, allenatore di rugby, e la moglie Chiara Pesaresi, 38, ingegnere, che abbiamo raggiunto poche ore dopo il salvataggio, ancora provati ma lucidi nel ripercorrere la loro disavventura, riporta Attuale.

Come era iniziata l’escursione?

“Avevamo programmato un trekking ad anello, il tipo di itinerario che prediligiamo. Dal Rifugio Pordenone, a milleduecento metri, ci siamo incamminati per chiudere il giro passando dal Rifugio Padova, dove ci siamo rifocillati e riforniti d’acqua.”

E poi vi siete persi?

“Sulla via del ritorno abbiamo imboccato il sentiero previsto, e all’inizio i segnali erano ben visibili. Poi siamo entrati in un fitto bosco di pini, dove il tracciato risultava appena accennato: è stato allora che abbiamo iniziato a preoccuparci. Da un lato si apriva una gola impraticabile. Alle sette di sera, ormai stanchi, abbiamo preferito fermarci e rimandare all’indomani la ricerca della via.”

Come vi siete costruiti un riparo?

“Abbiamo ricavato un rifugio da due pini dalla chioma folta: bastoni conficcati tutt’intorno, a chiuderlo come un igloo contro umidità, vento e freddo. Ci siamo riscaldati restando vicini: di notte, a milleseicento metri, la temperatura scende in fretta.”

Come vi siete nutriti?

“L’indomani abbiamo trovato un ruscello che ci ha salvato la vita: fino a quel momento, per non restare senz’acqua, avevamo bevuto la nostra urina. Poi la scelta: perché avventurarci su un percorso pericoloso, già sfiniti e con le scorte agli sgoccioli? Meglio conservare le energie e attendere, sicuri che al check-out dell’albergo qualcuno avrebbe notato la nostra assenza. Per resistere ci siamo nutriti delle fragole selvatiche raccolte da Chiara nel sottobosco.”

Eravate convinti di farcela?

“Confidavo di avere ancora qualche giorno: bevendo e senza sforzi eccessivi si può resistere anche una decina di giorni senza cibo, e noi eravamo al quinto in condizioni ancora accettabili. La certezza, però, mi mancava. Ha contato il resto: alleno rugby da dodici anni, e se non hai la mente abituata a decidere nei momenti di fatica diventa tutto più difficile. Chiara, dal canto suo, quando serve sa essere estremamente determinata.”

Quando è scattato l’allarme?

“Troppo tardi. La denuncia l’ha presentata mia madre lunedì mattina: non è semplice presentarsi dai carabinieri e dire ‘mio figlio è scomparso’. Ha trovato il coraggio grazie all’aiuto di altre persone. Poi ci hanno salvato la vita carabinieri, Protezione civile e Soccorso alpino. È stato un momento bellissimo: l’Italia dovrebbe essere sempre così, ci si deve aiutare.”

Come vi hanno individuati?

“Il pomeriggio precedente ci erano passati sopra senza scorgerci: eravamo nascosti dagli alberi vicino alla capanna. Avevo però osservato che l’elicottero scendeva lungo una gola poco distante, dove saremmo stati assai più visibili. Così ho deciso: l’indomani, al primo rumore dei rotori, mi sarei precipitato là. Chiara è rimasta alla capanna, per coprire entrambe le posizioni. Mi sono sporto e i carabinieri mi hanno visto: ‘Sei Davide di Ancona? E tua moglie?’. Eravamo salvi.”

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