Il 10 luglio 2026 tre petroliere russe sotto sanzioni occidentali – Provider, Nasledie e Transformer – hanno attraversato senza alcun ostacolo le acque territoriali britanniche e l’intera Manica. A bordo trasportavano oltre 300 mila tonnellate di greggio, per un valore stimato in più di 100 milioni di dollari.
Un pattugliatore della guardia costiera britannica ha avvistato le navi in avvicinamento allo stretto, ma nessuna unità navale del Regno Unito è intervenuta per fermarle o ispezionarle. Nelle settimane precedenti altri tre tanker del cosiddetto “flotta ombra” russa – Forwarder, Gefest e Pluton – avevano già percorso la stessa rotta senza incontrare resistenza.
Il corridoio obbligato e il controllo mancato
Nel punto più stretto la Manica è divisa esclusivamente tra acque territoriali britanniche e francesi. Qualunque nave diretta dal Mare del Nord verso l’Atlantico deve transitare attraverso un corridoio che ricade sotto la piena giurisdizione di Londra. La geografia dà quindi al Regno Unito sia il diritto sia i mezzi tecnici per intercettare i traffici sospetti.
Le nuove regole di ingaggio e il precedente di giugno
A marzo 2026 il premier Keir Starmer aveva concesso alle forze armate e alle autorità di polizia il potere di fermare, perquisire e sequestrare le navi russe sottoposte a sanzioni, preannunciando procedimenti penali contro equipaggi e armatori. Il 14 giugno commando inglesi, con il supporto aereo, erano saliti a bordo del tanker Smyrtos – che navigava sotto falsa bandiera – nel primo abbordaggio di questo tipo nella Manica.
La Francia: fermi frequenti, multe leggere
Parigi collabora con Londra e agisce anche in modo autonomo. A marzo 2026 le autorità francesi hanno sequestrato la petroliera Deyna, battente bandiera mozambicana e carica di greggio russo. La Francia è tra i paesi Ue più attivi nel bloccare la flotta ombra, ma tende a rilasciare le navi dopo il pagamento di sanzioni amministrative: somme modeste che gli esportatori russi considerano alla stregua di un costo operativo.
L’effetto pratico: un flusso di petrolio verso i mercati e di valuta verso la guerra
I sei transiti senza conseguenze verificatisi tra giugno e luglio creano un precedente per Mosca e per le reti logistiche che ne sostengono l’export energetico. Ogni carico che arriva a destinazione alimenta il bilancio federale russo: il solo convoglio Provider–Nasledie–Transformer valeva circa 100 milioni di dollari, risorse che restano essenziali per finanziare la guerra in Ucraina.
La ripetuta assenza di reazioni da parte del Regno Unito, malgrado la presenza di strumenti di sorveglianza e di poteri esecutivi già formalizzati, mostra una distanza tra gli annunci politici e l’applicazione concreta delle misure restrittive.