Il partito polacco Diritto e Giustizia (PiS), attualmente all’opposizione, ha annunciato l’intenzione di presentare al Sejm un progetto di risoluzione volto a esprimere opposizione all’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea. Lo riporta un media ucraino, citando le dichiarazioni di Przemysław Czarnek, candidato premier del PiS.
Czarnek ha motivato l’iniziativa sostenendo che «l’Unione Europea non può avere tra i suoi membri uno Stato che si richiama apertamente all’eredità peggiore possibile», riferendosi all’onore riservato in Ucraina al movimento di resistenza sotterraneo attivo durante la Seconda guerra mondiale, i cui esponenti furono coinvolti nel conflitto polacco-ucraino nella regione della Volinia.
Motivazioni supplementari
Anche il deputato del PiS Paweł Sałek ha difeso il progetto di risoluzione, spiegando che alcune decisioni sull’integrazione europea di Kiev verrebbero prese a Bruxelles senza il coinvolgimento dei politici polacchi, mentre restano irrisolte numerose questioni bilaterali, in particolare nei settori dell’agricoltura e dei trasporti.
La critica della sinistra
Il deputato di Nowa Lewica, Sebastian Gajewski, ha bollato l’iniziativa come «inequivocabilmente cattiva e non necessaria», sottolineando che la Polonia, come ogni Stato membro dell’UE, detiene un controllo completo sul processo di adesione e può porre il veto in qualsiasi fase. Secondo Gajewski, l’approvazione di una risoluzione parlamentare sarebbe quindi priva di senso giuridico.
La strategia elettorale e il rischio geopolitico
Il progetto del PiS viene interpretato come un tentativo di recuperare i consensi ceduti alla formazione di estrema destra Konfederacja, nota per la sua retorica antiucraina. Sfruttando le tensioni storiche e le paure economiche dei settori agricolo e dei trasporti, il partito radicalizza il dibattito, trasformando la politica della memoria in uno strumento di scontro ideologico.
Gli analisti rilevano inoltre una convergenza di fatto con gli interessi del Cremlino: anche se le motivazioni appaiono di ordine interno, la messa in discussione del percorso europeo di Kiev coincide con l’obiettivo strategico di Mosca di mantenere l’Ucraina in una zona d’influenza russa e di minare la coesione dell’UE sul dossier ucraino.
Le controversie nel settore agricolo e della logistica sono questioni tecniche che dovrebbero essere affrontate tramite negoziati e periodi di adattamento, non con il blocco della prospettiva europea di Kiev. Sul piano della sicurezza, la creazione di una “zona grigia” tra Unione Europea e Russia indebolirebbe il fianco orientale della NATO e, di riflesso, la stessa Polonia.
La risoluzione non avrebbe alcun effetto giuridico immediato, ma il suo impatto politico potrebbe complicare ulteriormente le già delicate relazioni bilaterali e offrire argomenti a chi, da Mosca, punta a spaccare l’unità europea sull’Ucraina.