Tragedia del ponte Morandi: i genitori di Alberto Fanfani commentano la sentenza del tribunale di Genova
La tragedia del ponte Morandi continua a scuotere le vite dei familiari delle vittime, tra cui i genitori di Alberto Fanfani, la cui vita è stata spezzata a soli 32 anni. Il giovane medico e la sua fidanzata, Marta Danisi, erano in procinto di sposarsi, quando il 14 agosto 2018, il loro sogno si è infranto durante il tragico crollo del ponte mentre si recavano ad Alessandria. La sentenza emessa dal tribunale di Genova ha suscitato forti emozioni, riporta Attuale.
La madre e il padre di Alberto, Daniela e Franco, hanno fornito una dichiarazione toccante in seguito al verdetto: “Non ci sarà mai una sentenza che possa renderci soddisfatti, perché il nostro unico figlio non c’è più e nessuno potrà mai ridarcelo. Detto questo, la decisione del tribunale può essere anche frutto di una giustizia eseguita in modo corretto, ma dodici anni di condanna, per quello che hanno fatto, sono pochi”.
Il dolore della perdita è visibile nelle loro parole. “Da quel giorno non siamo più andati a Genova. Pensare di dormire anche una sola notte in quella città ci mette a disagio, e ci provoca dolore”. Questo ricordo continua a tormentare la loro vita quotidiana.
Il padre di Alberto ha espresso incredulità per la perdita del figlio: “La verità è che quella tragedia per me è incredibile. Non riesco ancora a credere a quello che è successo. Il mio adorato figlio, una vita davanti, al suo fianco quella che sarebbe diventata di lì a poco sua moglie. E poi il baratro. Il buio più profondo. Ripeto: non riesco ancora a crederci”.
La questione del perdono è complessa per la famiglia. “Siamo persone di fede, non pretendiamo vendetta. Ma perdonare è difficile in questo momento. Non proviamo astio o odio, ma indifferenza nei confronti delle persone che hanno fatto tutto ciò”. I genitori si interrogano anche sull’assenza di gesti di compassione da parte di chi è responsabile della tragedia: “Ci chiediamo solo perché in tutti questi anni non abbiano sentito la necessità di compiere almeno un gesto di compassione o solidarietà verso le 43 famiglie delle vittime”.
La lettera di scuse di Autostrade è stata ricevuta con scetticismo: “Una manfrina. Sono stati in silenzio per tutto questo tempo, nemmeno una chiamata abbiamo ricevuto. Non si rendono conto che oltre ad aver spezzato la vita di 43 persone, hanno rovinato quella delle loro famiglie”.
I genitori di Alberto sono rimasti in contatto con la famiglia di Marta: “Ci siamo visti lo scorso fine settimana, per noi è rimasto tutto come se Marta e Alberto fossero ancora qui”. I ricordi di un legame speciale tra padre e figlio perdurano: “Avevamo un legame speciale, ci capivamo al volo e passavamo molto tempo insieme”.
La battaglia per la giustizia continua, mentre il dolore per la perdita rimane indelebile per le famiglie delle vittime del ponte Morandi.