Petrolio, armamenti e prezzi: fattori che influenzano la guerra tra Stati Uniti e Iran

22.07.2026 12:15
Petrolio, armamenti e prezzi: fattori che influenzano la guerra tra Stati Uniti e Iran

Stati Uniti e Iran: una guerra con esiti incerti e pressioni crescenti

Entrambi, Stati Uniti e Iran, stanno affrontando una crisi di leadership nella loro guerra attuale, ma con velocità diverse. Gli Stati Uniti stanno perdendo perché l’obiettivo di rovesciare il regime iraniano è fallito, mentre l’Iran non rinuncia al suo programma nucleare. Inoltre, il blocco dello Stretto di Hormuz sta influenzando negativamente i mercati energetici, aggravando la situazione ogni giorno, riporta Attuale.

Il regime di Teheran si trova in una fase di declino a causa della sua divisione interna e dell’intensificarsi degli attacchi aerei che continuano a distruggere le sue infrastrutture, con perdite stimate in centinaia di miliardi di dollari. La differenza nelle modalità di questa crisi appare cruciale; non tutte le parti stanno subendo danni simultaneamente, e chi subisce per primo potrebbe dover cedere a nuove concessioni per mitigare l’impatto.

L’Iran è attualmente sotto pressione, avendo subito un parziale blocco americano delle sue esportazioni di greggio che ha ridotto la produzione da quasi due milioni di barili al giorno a circa 300 mila. Questa situazione ha comportato una perdita di ricavi significativa, pari a 130 milioni di dollari al giorno. Siamo tornati a un contesto di immobilità, simile a quanto accaduto dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo nucleare nel 2018, ma oggi l’Iran affronta una realtà più impoverita.

Un altro fattore a svantaggio del regime iraniano è la prossimità di nuove infrastrutture di esportazione sviluppate da altri Paesi del Golfo, che permetteranno di bypassare lo Stretto di Hormuz, compromettendo notevolmente la posizione geopolitica dell’Iran. Questi oleodotti potrebbero entrare in funzione intorno al 2028, lasciando all’Iran solo un margine ristrettissimo di manovra.

La Casa Bianca è pressata da due fattori significativi. Primo, non è tanto il prezzo del petrolio in sé a preoccupare, quanto l’aumento dello spread tra il costo del greggio e quello dei carburanti raffinati, mai così elevato. Questo fenomeno è alimentato dai bombardamenti sulle raffinerie russe e dai blocchi nel Golfo, incidendo notevolmente sui costi per i consumatori americani. Secondo, il Pentagono ha esaurito una parte sostanziale del suo arsenale in pochi mesi, consumando circa un terzo dei suoi missili Tomahawk e gran parte delle difese aeree, con il rischio di trovarsi in difficoltà nei mesi a venire.

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