La Cina riduce drasticamente le importazioni di petrolio, contenendo l’aumento dei prezzi globali

29.07.2026 16:35
La Cina riduce drasticamente le importazioni di petrolio, contenendo l'aumento dei prezzi globali

Aumento del prezzo del petrolio limitato dalla riduzione delle importazioni cinesi durante il conflitto Iraniano

Dopo l’inizio della guerra tra Iran e Stati Uniti, il prezzo del petrolio è aumentato notevolmente, ma non ha raggiunto i livelli temuti e previsti da molti analisti. Un fattore chiave che ha mitigato l’innalzamento dei prezzi è stata la drastica riduzione delle importazioni da parte della Cina, che è scesa da una media di 11-12 milioni di barili al giorno a circa 8 milioni tra maggio e giugno 2026. Questa diminuzione ha contribuito a calmare i mercati del petrolio, riporta Attuale.

Il prezzo del petrolio ha subito un’impennata a seguito della chiusura dello stretto di Hormuz, da cui transitava circa un quinto della produzione globale di petrolio, interrompendo circa 13 milioni di barili al giorno. Il Brent, uno dei principali indici del petrolio, registrava 71,9 dollari al barile il 27 febbraio, prima dell’attacco statunitense e israeliano all’Iran. Dopo l’attacco, il prezzo ha superato i 100 dollari al barile, senza però raggiungere le previste punte di 150 o 200 dollari al barile.

Il contenimento dei prezzi è dovuto a diversi fattori: gli Stati Uniti hanno aumentato la propria produzione di petrolio a livelli record; una parte del petrolio del Golfo è stata reindirizzata verso ovest tramite un oleodotto che collega Yanbu, in Arabia Saudita, evitando così il passaggio attraverso Hormuz; infine, molti stati hanno fatto ampio uso delle proprie riserve di petrolio.

Un aspetto determinante è stata la significativa riduzione delle importazioni cinesi, che ha rappresentato circa il 74% del calo del commercio globale di petrolio. Questo ha contribuito a contenere i prezzi in un contesto di offerta ridotta, sebbene resti da chiarire come la Cina sia riuscita a ridurre così drasticamente le importazioni senza incorrere in una crisi energetica interna. Diversi esperti, tra cui Michal Meidan dell’Oxford Institute for Energy Studies, indicano che la situazione costituisce «la domanda da un milione di dollari».

Storicamente, il prezzo del petrolio è stato principalmente determinato dalle politiche dei paesi esportatori, ma l’odierna riduzione della domanda da parte della Cina fornisce un episodio inedito: un’importante nazione importatrice ha influenzato i prezzi riducendo il consumo. Nonostante gli sforzi del governo, è difficile stabilire la reale entità delle riserve cinesi, in quanto mancano dati ufficiali trasparenti.

Inoltre, le restrizioni sull’attività delle raffinerie in Cina, con il governo che ha ordinato la sospensione temporanea delle esportazioni di prodotti raffinati, hanno ulteriormente ridotto la domanda di greggio. A marzo 2026, la lavorazione del greggio è scesa ai minimi dal 2021, mentre il mercato globale ha registrato un aumento dei costi dei carburanti, persino più marcati rispetto al prezzo del petrolio stesso.

In aggiunta, il settore energetico cinese non ha ancora riempito le sue riserve in modo significativo, suggerendo che il paese potrebbe continuare a limitare le importazioni di petrolio per alcuni mesi. Tuttavia, quando le sue riserve dovevano essere nuovamente rifornite, è probabile che si assista a un aumento repentino della domanda e, quindi, dei prezzi, soprattutto se la situazione nello stretto di Hormuz non si normalizzerà.

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