Franco Baresi, simbolo del calcio italiano, ci lascia: ricordi indelebili e un’eredità senza tempo
Roma, 31 luglio 2026 – La finale mondiale Italia-Brasile del 1994 rimarrà scolpita nella memoria di molti, ma per Romario quei 120 minuti furono un vero incubo. “Appena mi giravo o prendevo la palla c’era lui”, riferendosi a Franco Baresi, la cui presenza in campo segnò profondamente quel momento storico. Anche se squalificato e non presente ad Atene, Baresi aveva già dimostrato il suo valore durante la vittoria del Milan contro il Barcellona. Sul pullman che portava il Milan allo stadio, Baresi riunì i compagni Maldini, Filippo Galli e Donadoni, impartendo istruzioni decisive per affrontare il celebre attaccante brasiliano. “La partita la vinciamo sulle fasce, tu punta e vai”, disse a Donadoni. A Galli e Maldini raccomandò di pressare Romario, affermando: “Filippo, appena cercano Romario, vagli subito addosso; Paolo, alza la difesa”. Quella visione strategica culminò con il trionfo, come confermato da Capello: “Ha già detto tutto il capitano, andiamo ad alzare la Coppa”, riporta Attuale.
Maldini, poi capitano sia del Milan che della Nazionale, ricorda questo episodio come “il miglior esempio di quello che deve fare un capitano”. La vita e la carriera di Franco Baresi sono un dizionario di parole perdute che evocano un calcio romantico, ricco di significati speciali: capitano, libero e bandiera. Quella fascia bianca che portava con orgoglio non solo rappresentava il suo ruolo, ma anche i momenti più bui e gloriosi della sua carriera. Baresi non alzava la voce, ma quando parlava, tutti lo ascoltavano.
Capitano mio capitano, lo ricordano in molti rievocando i versi di Whitman; Baresi sapeva come rassicurare e mettere a proprio agio i compagni. Il giovane Costacurta può confermare l’evoluzione della loro intesa, trasformata in un legame così solido da diventare un simbolo persino in pubblicità. “Libero” è una parola che oggi è quasi scomparsa dal vocabolario tattico del calcio moderno, sostituita da termini generici come “centrali difensivi”. Tuttavia, Baresi incarnava perfettamente questo ruolo, contrastando le azioni avversarie e avviando quelle della propria squadra con abilità e visione del gioco.
Nel cinema italiano, il film “La classe operaia va in Paradiso” riporta l’epoca in cui il Milan cercava un Beckenbauer. Ma la verità è che avevano già il loro Franz in Franco Baresi, che, sebbene non in perfette condizioni fisiche, splendeva sul campo. “Più epico nel suo essere libero sul campo e fuori”. La sua carriera è un esempio di perseveranza e determinazione, nonostante i rifiuti da parte di squadre prestigiose come la Juventus, Baresi scelse di rimanere fedele al Milan, anche quando le sfide si fecero più dure.
In un calcio che evolve, Baresi rimane un simbolo di integrità, di sogni e di resistenza. Libero di osare senza mai perdere di vista i propri valori, affrontò anche il dramma dei rigori, come a Pasadena dove, pur stremato, non si tirò indietro. Infine, come bandiera del Milan, rappresentò un idealismo calcistico che sembra lontano in questi tempi moderni. Con la sua scomparsa, ci lascia un’eredità che va oltre il gioco stesso, irrinunciabile per chi ama il calcio nella sua essenza più pura.