Donald Trump ha sorpreso tutti, inclusi i negoziatori, annunciando in modo inatteso, attraverso la sua piattaforma Truth Social, un accordo per il disarmo di Hamas riguardante Gaza. Descritto come «un passo monumentale verso la pace», il linguaggio enfatico utilizzato dal presidente ignora le ambiguità presenti nel testo dell’accordo. Già, i due fronti hanno iniziato a sfruttare le condizioni dell’intesa per ridurre le aspettative, riporta Attuale.
Il fatto che il Board of Peace voluto da Trump sia riuscito a siglare un accordo di disarmo con Hamas ha un certo peso. Tuttavia, lo Stato di Israele ha immediatamente espresso scetticismo riguardo alla reale intenzione dell’organizzazione palestinese di rinunciare alle armi, sottolineando che la lotta armata fa parte della sua ideologia fondamentale. Da parte sua, Hamas ha fatto sapere che accetterebbe di deporre le armi solo dopo il completo ritiro israeliano da Gaza.
Nonostante la potenziale rilevanza della notizia, dopo poche ore è scomparsa dalle prime pagine di molte importanti testate, tra cui il Washington Post. Altri media hanno relegato l’annuncio a commenti politici, evidenziando il forte scetticismo delle parti coinvolte. Si teme che Trump stia tentando di occupare la scena mediatica attraverso annunci di grande impatto, ma che purtroppo siano destinati a finire nel dimenticatoio delle promesse non mantenute.
Una serie di promesse non mantenute
Il 9 giugno, Trump dichiarò che un accordo con l’Iran fosse a portata di mano; il Cnn calcolò che fosse il 37esimo annuncio simile da parte dell’amministrazione. Da quel momento in poi, i media statunitensi hanno smesso di tenere il conto. La situazione a Gaza è ancor più complessa, con promesse di trasformazione della regione in una Costa Azzurra per super-ricchi, davanti all’assenza di un dialogo minimamente costruttivo tra Israele e Hamas, l’ultimo considerato dall’ebraico stato un gruppo di terroristi da estirpare.
La strategia di Trump ha sempre puntato su proclamazioni eccessive e un linguaggio deciso, in grado di attrarre l’attenzione. Con l’assunzione dei poteri presidenziali, ha aggiunto metodi più spregiudicati: ridicolizzare i protocolli diplomatici tradizionali e semplificare le complicate questioni geopoliche a pura negoziazione. Tali approcci, graditi ai suoi seguaci, si traducono spesso in risultati deludenti a livello internazionale.
Il presidente ha cercato di giustificare i suoi fallimenti, a partire dalla promessa di porre fine alla guerra in Ucraina nelle prime 24 ore del suo mandato, utilizzando un linguaggio violento e promesse premature di vittoria. Tuttavia, la stessa strategia inizia a mostrare segni di stanchezza, soprattutto dopo il grave errore politico di attaccare l’Iran, dimenticando non solo la determinazione della nazione, ma anche il suo potere di destabilizzare i mercati energetici globali.
La fiducia in calo
Le valutazioni su Trump continuano a diminuire da quando si è insediato alla Casa Bianca, e la sua popolarità tra gli elettori repubblicani è in calo. Recenti sondaggi rivelano che la percentuale di americani che disapprovano la sua presidenza è aumentata dal 43% al 60% nell’ultimo anno e mezzo. Questa situazione ha un impatto notevole sulle prospettive elettorali dei repubblicani, soprattutto alla luce dell’aumento del prezzo del petrolio a causa del conflitto con l’Iran, una questione cruciale per molti cittadini americani.
Un sondaggio condotto dalla Ap mostra che due terzi degli americani adulti condannano l’attacco all’Iran, compreso un 37% di repubblicani. Anche i sondaggi più recenti evidenziano una crescente sfiducia nelle capacità di Trump di negoziare accordi di pace in vari conflitti, con la sua credibilità in continuo declino. Circa otto americani su dieci affermano di non credere più nella sua capacità di portare la pace, mentre uno studio del Pew Research Center segnala un’aumento dell’ostilità globale verso gli Stati Uniti, direttamente correlata all’impopolarità di Trump.