Immigrazione, gli hub extra Ue diventano una possibilità concreta per il rimpatrio dei migranti

04.08.2026 03:25
Immigrazione, gli hub extra Ue diventano una possibilità concreta per il rimpatrio dei migranti

Roma, 4 agosto 2026 – La lista circola dalla primavera scorsa, rimbalza da una scrivania all’altra dei membri Ue e ora, dopo il caso Ceuta e la spinta della premier Giorgia Meloni, diventa una possibilità concreta per istituire hub di migranti in Africa e in altri Paesi extra Ue, riporta Attuale.

Il Consiglio europeo sui migranti

L’emergenza lungo vari confini europei ha accelerato la necessità di una soluzione adeguata. Le ondate migratorie spontanee o pilotate nella turbolenza internazionale rappresentano una realtà in costante evoluzione. Oggi, nel corso di una videocall del Consiglio europeo, si discute un progetto originato dalla collaborazione tra la premier Giorgia Meloni e la prima ministra socialista danese Mette Frederiksen, che hanno redatto una lettera-proposta sulla crisi migratoria sostenuta da altri 22 Paesi Ue.

Gli hub extra Ue

Il piano si basa sul centro già istituito dall’Italia in Albania, sebbene ostacolato da interventi giuridici interni e da una sentenza Ue attesa a settembre. Nella lista preliminare dei candidati per gli hub figurano Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Etiopia, Ruanda, Uzbekistan, Armenia e Montenegro. I tecnici del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che partecipa alla riunione con i colleghi europei, lavorano da tempo per elaborare una proposta solida. L’atteggiamento dell’Europa è cambiato rispetto a cinque anni fa, quando l’idea degli hub all’estero lanciata da Matteo Salvini incontrava resistenze.

“Morte del diritto di asilo”

Oggi la proposta è supportata da un inquadramento normativo che ne rende possibile l’attuazione. Tuttavia, gli hub extra Ue sono soggetti a critiche da parte dell’opposizione e di esperti. Luca Masera, ordinario di diritto penale a Brescia e specialista in immigrazione, afferma: “Sono la morte del diritto di asilo che prevede la possibilità di accedere a un territorio e chiedere protezione; così uno Stato si libera del migrante senza valutare la sua situazione.”

I return hubs

Il Ministero dell’Interno ha tracciato le linee guida per l’Operazione Africa. Gli return hubs possono ospitare irregolari con decisione di rimpatrio, escludendo minori non accompagnati e famiglie con minori. Le strutture possono avere due funzioni: ospitare i clandestini in attesa di rimpatrio oppure individuare la destinazione finale in accordo con il Paese ospitante. Le garanzie includono l’obbligo di stipulare accordi con Paesi che rispettano i diritti umani e il diritto internazionale, senza automatismi, poiché la realizzazione dipende dalla conclusione di accordi con i Paesi terzi.

Chi paga?

Rimane incerto il problema dei fondi, che dovrebbero essere coperti dalla Ue. Matteo Villa, ricercatore e analista Ispi, sottolinea che “comprendo la scelta politica sugli hub extra Ue, ma dovremmo insistere su un progetto di cooperazione con i Paesi interessati per il rimpatrio dei loro cittadini”. Attualmente, l’85% dei provvedimenti di rimpatrio non viene attuato, complicando il contesto attuale. Villa conclude suggerendo la necessità di un centro europeo per affrontare direttamente le nazioni da cui origina l’immigrazione irregolare, a supporto dei membri Ue.

1 Comment

  1. Non so che pensare… Voglio dire, creare hub in Africa per i migranti? Sembra una soluzione più complicata che utile. La questione è seria e non possiamo semplicemente “liberarcene” così. E gli umani? Che fine faranno? Questi piani sembrano più politici che umanitari, e la cosa mi preoccupa.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere