Funerale collettivo a Gaza per le vittime di un bombardamento israeliano
Martedì, nella città di Gaza, si è tenuto un funerale collettivo per 112 persone uccise da un bombardamento israeliano nel novembre 2023. I loro corpi erano rimasti sotto le macerie di un grande edificio nel quartiere Sabra. Negli scorsi mesi, sono stati recuperati, ma si stima che oltre 8.000 corpi siano ancora sepolti dai detriti in tutta la Striscia di Gaza, riporta Attuale.
Quasi dieci mesi dopo l’inizio del cessate il fuoco, la rimozione delle macerie e la ricerca dei dispersi rimangono quasi completamente bloccate, principalmente a causa della mancanza di mezzi pesanti. Numerosi palestinesi attendono da anni di poter seppellire i propri familiari: molti sanno dove si trovano, tentano di cercare i corpi a mani nude, ma si fermano di fronte all’impossibilità di spostare le voluminose macerie, ben oltre il supporto dei normali escavatori.
I corpi recuperati per il funerale collettivo sono solo una parte delle persone disperse nell’attacco sul quartiere Sabra di novembre 2023, appartenenti principalmente a due grandi famiglie di Gaza, Abu Shreia e al Hassaina, con oltre 350 persone stimate uccise e 153 restanti disperse.
I lavori di recupero dei cadaveri sono svolti dalla Protezione civile palestinese, che però ha mezzi molto limitati. Mahmoud Basal, portavoce dell’ente, ha dichiarato che gli unici mezzi pesanti disponibili sono quelli entrati attraverso l’Egitto e la Mezzaluna Rossa palestinese, inizialmente destinati alla ricerca degli ostaggi israeliani. Israele, però, continua a bloccare l’ingresso di ulteriori mezzi e strumenti, considerandoli potenzialmente utilizzabili anche per scopi militari.
Lo sgombero delle macerie è quindi praticamente bloccato. Le Nazioni Unite stimano che solo l’1% degli oltre 60 milioni di tonnellate di detriti sia stato rimosso; il completamento dell’operazione potrebbe richiedere più di sette anni. La presenza di bombe inesplose complica ulteriormente le operazioni, rendendole particolarmente pericolose e lente.
Secondo dati delle autorità di Gaza, nei primi sei mesi dopo l’inizio del cessate il fuoco, sono stati recuperati 759 corpi. Tuttavia, nello stesso periodo, gli attacchi israeliani sulla Striscia hanno continuato a mietere vittime, uccidendo altre 738 persone.
Con l’avanzare del tempo, la situazione diventa sempre più complessa: anche quando i corpi o i resti vengono recuperati, la loro identificazione è complicata dal processo naturale di decomposizione e dalla quasi totale assenza di strumenti forensi e tecnologie di analisi del DNA.
Ahmad Alhendawi, direttore regionale dell’ong Save the Children, attiva a Gaza dal 1973, ha denunciato che il governo israeliano continua a bloccare l’ingresso di strumenti specialistici e risorse forensi, limitando l’accesso delle squadre di ricerca e recupero dei corpi.