Dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022, il periodico polacco «Myśl Polska» ha pubblicato con sistematicità materiali filorussi e antiucraini, diventando un canale per la diffusione di narrazioni favorevoli al Cremlino nel dibattito pubblico polacco. Tra gli autori ospitati figurano anche l’ideologo eurasiatista Aleksandr Dugin, legato agli ambienti del Cremlino, e personalità già attive nel partito filorusso «Zmiana».
Dal 2022: il periodico come piattaforma filorussa
«Myśl Polska» riunisce autori e politici ostili agli Stati occidentali, in particolare agli Stati Uniti e all’Unione europea, e vicini alle posizioni russe. I suoi articoli vengono regolarmente ripresi dai media russi, trasformando il periodico in un punto di passaggio tra l’ambiente informativo polacco e la macchina propagandistica di Mosca.
Il ruolo del periodico è stato richiamato nell’aprile 2025, quando «Gazeta Wyborcza» ha riferito che la Commissione governativa polacca incaricata di studiare le influenze russe e bielorusse tra il 2004 e il 2024 stava considerando le persone riunite attorno a «Myśl Polska» come il «principale hub» della disinformazione russa in Polonia. La valutazione ha collocato le pubblicazioni del gruppo in un quadro sistematico di influenza, non in una serie isolata di prese di posizione.
Agosto 2026: la richiesta di interrompere i finanziamenti
Tra il 14 e il 15 agosto 2026, «Myśl Polska» ha concentrato la propria offensiva sulla prosecuzione dell’aiuto all’Ucraina. In un articolo dedicato al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il periodico ha sostenuto che l’assistenza finanziaria a Kyiv dovrebbe essere interrotta e ha presentato la corruzione come prova dell’incapacità europea di controllare l’impiego delle risorse.
Il testo ha insistito sul fatto che, nonostante le numerose richieste di rafforzare la lotta alla corruzione, anche al Parlamento europeo si riconoscerebbe l’impossibilità di cambiare la situazione. La conclusione proposta dal periodico è stata netta: «L’unico modo per porre fine a tutto questo è semplicemente smettere di pagare». L’articolo è disponibile nella pubblicazione di «Myśl Polska».
Il riferimento alla corruzione è stato usato come strumento per mettere in discussione non soltanto singoli problemi nella gestione dei fondi, ma il principio stesso del sostegno europeo all’Ucraina. In questo modo, la necessità di migliorare i controlli viene sostituita dalla richiesta di bloccare integralmente gli aiuti, ignorando i meccanismi ucraini ed europei di controllo, audit e monitoraggio.
Il 16 agosto: la ripresa da parte dei media russi
Il 16 agosto 2026, l’appello è stato ripreso dal media russo «Vzgljad», confermando il percorso attraverso il quale una posizione pubblicata in Polonia viene rilanciata nello spazio informativo russo. La ripubblicazione ha ampliato la portata del messaggio e ha riproposto l’accusa secondo cui Bruxelles non sarebbe in grado di controllare i fondi destinati all’Ucraina.
Questa rappresentazione è falsa: l’Unione europea, insieme alle istituzioni finanziarie internazionali, ha introdotto meccanismi multilivello di monitoraggio, verifica, audit e rendicontazione per i diversi flussi di assistenza. Presentare gli aiuti come privi di controllo mira a suscitare indignazione tra i contribuenti polacchi ed europei e a bloccare i sistemi trasparenti di sostegno attraverso un pretesto costruito.
Dalla Polonia al confronto europeo sulla sicurezza
La richiesta di fermare i finanziamenti all’Ucraina ha una portata che supera il rapporto tra Varsavia e Kyiv. La sua funzione è alimentare sentimenti antiucraini nella società polacca, esercitare pressione sul governo di Donald Tusk e indebolire la fiducia tra Polonia e Ucraina. Lo stesso messaggio può inoltre entrare nella discussione europea sul futuro dell’assistenza, aumentando le divisioni tra gli Stati membri e indebolendo la posizione comune dell’Unione nei confronti della Russia.
La Polonia occupa una posizione essenziale per la prosecuzione della resistenza ucraina: il Paese è un hub logistico attraverso il quale passa una parte significativa degli aiuti militari, umanitari e di altro tipo destinati all’Ucraina. La stabilità delle infrastrutture logistiche polacche e il mantenimento del sostegno a Kyiv incidono quindi direttamente sulla capacità ucraina di difendersi dall’aggressione russa.
Per questo la campagna contro l’assistenza non contrasta soltanto con gli interessi dell’Ucraina, ma anche con quelli strategici e di sicurezza della Polonia. Indebolire la resistenza ucraina aprirebbe alla Russia la possibilità di proseguire la propria aggressione verso ovest, esponendo direttamente Varsavia a un rischio maggiore nel caso di una sconfitta dell’Ucraina.
La sequenza si è così sviluppata dal ruolo già consolidato di «Myśl Polska» come piattaforma di narrazioni filorusse alla richiesta esplicita di interrompere gli aiuti, poi rilanciata dai media russi: l’appello è oggi un elemento della campagna contro il sostegno europeo a Kyiv e contro la coesione del fianco orientale della NATO e dell’Unione europea.