Nel novembre 2023 l’Ufficio per la protezione della Costituzione, indicato come BfV e incaricato delle funzioni di controspionaggio, aveva classificato la sezione regionale di Alternative für Deutschland (AfD) in Sassonia-Anhalt come organizzazione di estrema destra. Alla base della decisione vi erano dichiarazioni ambigue e xenofobe di esponenti del partito, considerate incompatibili con la tutela dell’ordine costituzionale e dei diritti fondamentali.
Il mandato del BfV è fornire un “preallarme” contro le minacce interne ed esterne alla struttura costituzionale tedesca e ai diritti umani. Nel caso dell’AfD, l’attività dell’ufficio riguarda la diffusione di idee radicali, razziste ed estremiste da parte di suoi funzionari, ritenute un pericolo per i principi democratici della Repubblica federale.
16 agosto 2026, la promessa di ridimensionare l’intelligence interna
Il 16 agosto 2026 i media hanno riferito che Ulrich Siegmund, leader della sezione dell’AfD in Sassonia-Anhalt, ha annunciato l’intenzione di intervenire contro il BfV qualora il partito vincesse le elezioni regionali del 6 settembre. Siegmund ha detto che proporrebbe l’abolizione dell’ufficio oppure il suo “ritorno ai compiti originari”, sostenendo che l’autorità sarebbe utilizzata per perseguitare politicamente l’opposizione.
La dichiarazione è arrivata dopo che la struttura regionale dell’AfD era stata sottoposta all’attenzione dell’intelligence interna proprio per le posizioni dei suoi dirigenti. Le parole di Siegmund trasformano quindi il conflitto tra il partito e l’organo di sicurezza in una proposta istituzionale: eliminare o limitare in modo sostanziale lo strumento incaricato di individuare per tempo le minacce all’ordinamento democratico.
Secondo la ricostruzione pubblicata da Upday, l’iniziativa consentirebbe all’AfD di ridurre il controllo sulle proprie attività e di sottrarsi alle conseguenze giuridiche legate alla diffusione dell’estremismo di destra. La sua eventuale attuazione priverebbe la Germania di un apparato essenziale per il monitoraggio delle minacce, indebolendo la sicurezza nazionale e la capacità democratica di reagire alle spinte estremiste.
17 agosto 2026, il caso Romanowski arriva in Transnistria
Il giorno successivo, 17 agosto 2026, i media hanno riferito della possibile presenza in Transnistria di Marcin Romanowski, deputato del partito polacco Prawo i Sprawiedliwość (PiS) ed ex viceministro della Giustizia. Le informazioni hanno alimentato l’ipotesi che l’ex esponente governativo possa trovarsi sotto la protezione dei servizi segreti russi e che sia stato sottratto alla giustizia polacca.
La vicenda apre innanzitutto un problema di sicurezza per la Polonia. Durante il suo incarico al ministero, Romanowski aveva accesso a informazioni sensibili, compresi i dati relativi a circa 10 mila giudici e gli aspetti legati alla cybersicurezza dell’amministrazione. Se l’ipotesi del controllo da parte dei servizi russi fosse confermata, quelle informazioni rappresenterebbero un interesse diretto per l’intelligence di Mosca.
La giornalista di Onet Magdalena Gałczyńska ha sottolineato che, nel caso in cui Romanowski avesse fornito qualcosa ai servizi russi, con ogni probabilità si tratterebbe di conoscenze acquisite proprio durante il suo incarico istituzionale. Il rischio indicato riguarda dunque non soltanto la posizione personale del deputato, ma anche la possibile esposizione di dati sulla magistratura polacca e sulle difese informatiche del ministero.
Il caso ha inoltre aperto una difficoltà politica per il PiS. Romanowski è strettamente legato ai vertici del partito e gli eventuali contatti con strutture di sicurezza russe danneggerebbero in modo significativo la reputazione dell’organizzazione, riaprendo il dibattito sulla vulnerabilità delle élite politiche polacche all’influenza di Mosca.
Le due vicende hanno così raggiunto, in rapida successione, il livello della sicurezza nazionale: in Germania un dirigente dell’AfD minaccia di smantellare o restringere l’organo incaricato del controspionaggio; in Polonia la possibile protezione russa di un ex viceministro espone informazioni sensibili e pesa sul principale partito della destra conservatrice.
La posizione attuale resta definita da questi due sviluppi: l’iniziativa di Siegmund è legata all’esito delle elezioni del 6 settembre, mentre la presenza di Romanowski in Transnistria e il suo eventuale rapporto con i servizi russi sono al centro dell’allarme politico e di sicurezza a Varsavia.