La situazione delle famiglie palestinesi assediate a Qusra e le implicazioni delle aree della Cisgiordania

18.08.2026 20:05
La situazione delle famiglie palestinesi assediate a Qusra e le implicazioni delle aree della Cisgiordania

Coloni israeliani assediano famiglie palestinesi a Qusra, complicazioni per la gestione della Cisgiordania

Le famiglie palestinesi assediate dai coloni israeliani a Qusra, nei pressi di Nablus, si trovano in una situazione di grande tensione, poiché le loro abitazioni sono situate verosimilmente nell’area B della Cisgiordania, dove la gestione è condivisa tra Israele e l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), il governo riconosciuto a livello internazionale dei palestinesi, riporta Attuale.

La Cisgiordania è suddivisa in tre aree, ciascuna con una propria governance derivante dagli accordi di pace di Oslo (1993-1995) tra Israele e l’ANP, che all’epoca era conosciuta come OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina). Tuttavia, nel valutare la situazione attuale, è fondamentale notare che le istituzioni locali sono spesso sottomesse alla forza militare di Israele e dei coloni, i quali frequentemente violano gli accordi senza conseguenze.

A suo tempo, gli accordi di Oslo avrebbero dovuto rimanere temporanei, con la previsione di un successivo accordo che garantisse un controllo palestinese totale sulla Cisgiordania. Tuttavia, dopo oltre trent’anni di stallo nei negoziati, questa prospettiva non si è mai concretizzata.

L’area A della Cisgiordania è completamente sotto il controllo dell’ANP, che gestisce l’amministrazione e la sicurezza. Anche se rappresenta circa il 18% del territorio, ospita il 55% della popolazione palestinese, comprese le città principali come Ramallah e Jenin. A causa di un ordine militare israeliano, i civili israeliani non possono entrare in quest’area senza permesso.

Nonostante ciò, l’esercito israeliano effettua frequentemente raid e arresti in area A, mirando a individui o gruppi considerati pericolosi. I raid nel campo profughi di Jenin, per esempio, sono frequenti e l’ANP risulta spesso impotente di fronte a tali azioni, essendo economicamente dipendente da Israele e spesso costretta a piegarsi alle sue richieste.

L’area B, gestita congiuntamente, è amministrata civilmente dall’ANP mentre Israele si occupa della sicurezza interna. Comprende circa il 21% della Cisgiordania e circa il 41% della popolazione palestinese. Tuttavia, le incognite aumentano, poiché Israele spesso supera i confini imposti dagli accordi, esercitando la propria forza militare.

Geograficamente, le aree A e B non presentano continuità territoriale, essendo isolate da vaste zone dell’area C, controllata interamente da Israele. Questo comporta per i palestinesi lunghissimi tempi di viaggio, blocchi stradali e, in molti casi, l’impossibilità di accedere a scuole, ospedali e risorse idriche.

Infine, l’area C, che rappresenta il 61% della Cisgiordania, è interamente sotto controllo israeliano, sia amministrativo che di sicurezza. Questa area è diventata il principale focolaio per le colonie israeliane, che sono riconosciute come insediamenti illegali, riducendo ulteriormente la continuità territoriale palestinese e accesso alle risorse vitale.

Gli insediamenti, in costante espansione e legalizzati dal governo israeliano, hanno l’obiettivo di frammentare ulteriormente il territorio palestinese, intralciando le comunità e facendo leva sulle migliori risorse disponibili. Recentemente, i coloni hanno incrementato l’occupazione di edifici e terreni agricoli anche nelle aree A e B.

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