
Quando i rapporti tra Washington e Mosca si inaspriscono e la diplomazia tradizionale si dimostra inefficace, le spie possono entrare in gioco. La recente missione del direttore della CIA, Ratcliffe, in Russia rientra in una tradizione che risale alla Guerra Fredda e continua a esistere anche dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Quest’uso dei vertici dei servizi segreti non implica necessariamente che si stia preparando un grande accordo, riporta Attuale.
Al contrario, può indicare che le relazioni sono così deteriorate da rendere necessario un canale riservato per evitare incidenti, trasmettere avvertimenti e discutere di questioni delicate come terrorismo, armi nucleari e scambi di prigionieri. Poco prima del viaggio di Ratcliffe, l’intelligence statunitense ha rivelato i piani di Putin di ricorrere a nuove mobilitazioni di massa e di minacciare il corridoio di Suwalki, strategico per il collegamento tra la Russia e l’exclave di Kaliningrad, tra Polonia e Lituania, notizie che destano particolare preoccupazione per la NATO. Tra i messaggi che Ratcliffe potrebbe portare, si può includere il classico avvertimento: «sappiamo cosa state preparando e vogliamo ammonirvi sulle conseguenze».
Gli ultimi incontri
Un caso emblematico risale a novembre 2021, quando Biden inviò a Mosca William Burns, direttore della CIA e ex ambasciatore in Russia, noto per la sua conoscenza approfondita del Cremlino. Burns incontrò Patrushev, allora segretario del Consiglio di Sicurezza, e Naryshkin, capo dell’SVR, l’intelligence estera. In seguito si chiarì il significato della missione: Biden lo incaricò di comunicare a Putin ciò che l’intelligence americana sapeva sui preparativi per invadere l’Ucraina e di avvertirlo delle conseguenze. Tre mesi dopo, scoppiò la guerra.
Nel novembre 2022, Burns incontrò di nuovo Naryshkin, ma questa volta ad Ankara. La Casa Bianca chiarì che non si stavano negoziando accordi di pace. Il messaggio riguardava le conseguenze catastrofiche dell’eventuale uso di armi nucleari, con all’ordine del giorno anche la questione degli americani detenuti in Russia. Ciò dimostra come le vie di comunicazione tra i servizi possano diventare fondamentali quando i negoziati politici falliscono. Questa strategia non è esclusiva di Biden; John Brennan, direttore della CIA durante Obama, compì una missione simile a Mosca nel 2016, in un periodo di crisi in Siria e dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia.
Il tentativo di disgelo
Il contesto attuale è interessante per il tentativo di disgelo intrapreso da Trump. Nel febbraio 2025, una lunga telefonata con Putin segnò la ripresa del dialogo presidenziale. Trump espresse la sua fiducia nella volontà di pace del leader russo e propose un ritorno della Russia nel G7, distaccandosi da determinati obiettivi di Kiev riguardanti il recupero dei territori perduti e l’ingresso nella NATO.
Il culmine di questo dialogo fu il vertice Trump-Putin di Anchorage del 15 agosto 2025. Per Putin, si trattò di un successo di immagine: dopo le sanzioni per l’invasione dell’Ucraina, tornava ad essere ricevuto da un presidente americano in territorio statunitense. Trump puntava su una diplomazia personale nella speranza di ottenere un accordo diretto con il leader russo per porre fine alla guerra.
Lo spirito di Anchorage
Tuttavia, l’incontro non portò né a un cessate il fuoco né a un accordo concreto. Da allora, lo «spirito di Anchorage» si è dissolto. Mosca continua a richiedere il controllo dell’intero Donbass, compresi territori non conquistati, insieme a limiti alla sovranità strategica e militare dell’Ucraina, richieste che Washington non accetta.
La pressione economica
Oggi, la pressione economica da parte di Washington cresce. Prima del viaggio di Ratcliffe a Mosca, il segretario al Tesoro Bessent ha lanciato l’«Operazione Economic Outcast», una vasta offensiva di sanzioni contro l’Iran e i suoi sostenitoricommerciali. La Russia, partner strategico di Teheran, è coinvolta in questo nuovo terreno di scontro, anche se l’offensiva americana si concentra principalmente sulle reti economiche iraniane.
Il bilancio del disgelo Trump-Putin appare paradossale: i canali di comunicazione sono più numerosi rispetto all’ultima fase dell’amministrazione Biden, ma la sostanza del conflitto russo-americano è cambiata poco. Trump ha ridato a Putin un interlocutore alla Casa Bianca, ma finora non è riuscito a realizzare un compromesso sul tema ucraino. In queste fasi di dialogo senza accordo, la diplomazia delle spie diventa più utile, e l’eventuale liberazione di prigionieri non esclude che si possa discutere di questioni di ampia portata.