Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, è intervenuto al Meeting di Rimini sul tema delle divisioni che ostacolano una risposta unitaria dell’Unione Europea rispetto alla situazione in Medio Oriente. Tajani ha sottolineato l’importanza di un approccio di mediazione piuttosto che di ostilità: «L’ostilità verso Israele sarebbe controproducente», riporta Attuale.
Tajani ha evidenziato come esista una divergenza di opinioni all’interno dell’UE, con vari Stati membri che si oppongono a Israele, mentre Paesi come Italia e Germania sostengono una soluzione «due popoli, due Stati» senza adottare un atteggiamento ostile. «Questo non significa non dire ciò che è necessario a Israele», ha aggiunto.
Tajani: «L’ostilità verso Israele sarebbe controproducente»
Il vicepremier ha esplicitato che la mancanza di unità di vedute in seno all’Unione Europea compromette la possibilità di un dialogo efficace sulle relazioni tra Israele e Palestina. Ha ribadito che mentre alcuni governi manifestano un’aperta avversione verso Israele, l’Italia e la Germania si oppongono a una narrativa di conflitto, in quanto tale posizione «porterebbe esclusivamente a risultati negativi».
Tajani sul Libano
Tajani ha utilizzato il Libano come esempio cruciale, affermando che «dobbiamo dire a Israele di non attaccarlo più», segnalando il progresso in tal senso. Tuttavia, ha insistito sulla necessità che Hezbollah non controlli militarmente il territorio libanese, richiedendo il rafforzamento delle Forze Armate libanesi per ristabilire la sovranità libanese. Ha notato che «l’esercito libanese si è riappropriato di una parte del territorio occupato», un passo necessario verso una piena sovranità.
Il dopo Unifil in Libano: «Non si può lasciare un vuoto»
Il ministro ha affrontato il futuro della missione Unifil al termine del suo mandato il 31 dicembre, avvertendo che è essenziale evitare un vuoto dopo la sua conclusione. Tajani ha indicato che potrebbero essere necessari interventi alternativi per garantire la stabilità nella regione e ha invitato a considerare la continuazione della presenza militare.
L’ipotesi di un coinvolgimento dell’Ue
Inoltre, Tajani ha discusso la possibilità di un coinvolgimento diretto dell’Unione Europea nella situazione libanese: «Si potrebbe pensare di avere una missione europea, se le Nazioni Unite non vogliono farlo». Ha invitato l’Europa ad adottare un ruolo più attivo e decisivo per costruire una pace duratura nella regione.
A settembre i nuovi colloqui a Roma
Il ministro ha rimarcato l’intenzione dell’Italia di fungere da mediatrice tra Libano e Israele, facendo riferimento ai negoziati che si sono tenuti a Roma. Tajani ha confermato che ci saranno prossimi incontri a settembre per discutere ulteriormente. «Costruire la pace in Libano è fondamentale per la stabilità dell’intero Medio Oriente», ha insistito.
Le spese militari «servono anche a portare la pace»
Infine, Tajani ha affermato che l’Italia continuerà a supportare le forze armate libanesi attraverso missioni di formazione, sottolineando che «spendere per la difesa non significa necessariamente guerreggiare, ma è spesso investire nella costruzione della pace».