Negoziati segreti tra Stati Uniti e Iran: avanzamenti nonostante la facciata di disinteresse

30.08.2026 16:05
Negoziati segreti tra Stati Uniti e Iran: avanzamenti nonostante la facciata di disinteresse

Trattative Indirette tra Stati Uniti e Iran: Diplomazia Nascosta nel Golfo

DALLA NOSTRA INVIATA

Nonostante le dichiarazioni ufficiali che negano l’esistenza di colloqui tra americani e iraniani, le trattative proseguono nel Golfo grazie all’interscambio tra diversi Paesi della regione. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ribadito che non intende negoziare direttamente, mentre l’Iran sostiene la stessa posizione. Tuttavia, una rete di mediazione condotta da Qatar, Pakistan e Oman si sta muovendo con l’obiettivo di trovare un modo per ripristinare il dialogo tra Washington e Teheran senza che le due parti debbano riconoscerlo ufficialmente, riporta Attuale.

Dal vertice di Lucerna a metà giugno, gli incontri diretti tra le due nazioni non si sono più verificati. Nonostante ciò, l’attività diplomatica nel Golfo non si è arrestata. Giovedì scorso, il primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, ha visitato Teheran, sottolineando gli “sforzi in atto per ridurre l’escalation”, mentre la questione cruciale rimane lo Stretto di Hormuz, dove la fragile tregua rischia di deteriorarsi ulteriormente.

Nei giorni scorsi, sono giunti a Teheran anche il capo delle forze armate pachistane e il ministro degli Esteri dell’Oman. Queste missioni sono coordinate con Washington, cercando di elaborare una formula per permettere una ripresa dei colloqui tra Stati Uniti e Iran. Sebbene attualmente manchino figure prominenti come Steve Witkoff o Jared Kushner, una trattativa dietro le quinte è in corso.

Fonti interne al regime iraniano riferiscono di discussioni avvenute con i rappresentanti pakistani e qatarini riguardo al ritorno ai colloqui con gli Usa. Tuttavia, Teheran desidera ripartire dal Memorandum d’intesa firmato precedentemente, sottolineando che “Trump non negozia in modo onesto né serio”. La sospensione dell’intesa ha lasciato in sospeso l’articolo 5, che impegnava Iran, Oman e Golfo a trattare la navigazione nello Stretto, un tema di grande attualità.

Nonostante i sessanta giorni previsti dal documento siano scaduti senza una proroga formale, le discussioni sono riprese. Oman e Iran hanno esplorato un corridoio temporaneo attraverso Hormuz, con questioni riguardanti lo sminamento e la suddivisione dei ricavi delle tariffe di navigazione.

Ieri, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha annunciato che tali negoziati hanno portato alla creazione di una roadmap per riaprire lo Stretto, approvata dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei. L’Oman, all’inizio cauto, sembra aver acconsentito, mentre l’Iran chiede garanzie da parte degli Stati Uniti, reiterando le condizioni del Memorandum: revoca delle sanzioni, sblocco dei proventi delle esportazioni petrolifere e cessazione dei raid israeliani in Libano.

Questa diplomazia a “due tempi” mira prima a risolvere la questione di Hormuz, per poi passare a un dialogo più ampio con gli Stati Uniti. Anche se Washington mantiene una posizione rigida nel linguaggio, il presidente Trump sembra intenzionato a evitare nuovi conflitti armati, optando per la pressione economica. Una fonte statunitense ha minimizzato l’importanza di un eventuale accordo tra Iran e Oman, affermando che “Hormuz è già aperto e completamente sminato”.

Controverso è il fatto che il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha recentemente riproposto il termine “diplomazia”, affermando che “rimettere tutto sui binari non è impossibile”. Araghchi ha indicato che per gli Stati Uniti è essenziale costruire fiducia e rispettare gli impegni assunti. Le sue dichiarazioni seguono l’arrivo di importanti mediatori nella regione e suggeriscono che la pressione economica degli Stati Uniti ha un impatto significativo, anche se Teheran appare riluttante ad ammetterlo.

Il presidente del Parlamento Ghalibaf, Araghchi e Pezeshkian sono favorevoli a proseguire le trattative, mentre facciamo fronte a critiche da parte degli intransigenti che li accusano di “cedere al nemico”. La Guida Suprema ha invitato a non compromettere la “coesione sociale” e ha esortato a evitare linguaggi che possano indebolire la nazione.

Attualmente, la situazione rimane complessa e non indica imminenti risultati. Entrambe le parti continuano a utilizzare i canali diplomatici, ma Washington sembra convinta di poter incrementare la pressione su Teheran, che nel contempo è pronta a sopportarla e, se necessario, rispondere attraverso Hormuz. La riuscita o il fallimento di questi sforzi diplomatici potrebbe definire il futuro della situazione nell’area.

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