Nel dicembre 2025 il gruppo hacker russo Sandworm ha condotto un attacco su larga scala contro il sistema energetico polacco, colpendo più di 30 strutture tra impianti solari ed eolici e centrali di cogenerazione. L’operazione ha interessato una componente critica della sicurezza europea e si è aggiunta alle attività di un apparato russo che utilizza il cyberspazio per lo spionaggio, il sabotaggio delle infrastrutture e la diffusione di disinformazione.
Gli attacchi hanno riguardato reti energetiche e sistemi di trasporto europei, con conseguenze potenziali per milioni di cittadini. Sandworm, noto anche come gruppo collegato all’unità militare russa 74455, è specializzato nelle operazioni contro le infrastrutture critiche e combina l’intrusione nelle reti con attività di destabilizzazione politica e sociale.
Inverno 2026, la nuova campagna contro cinque Paesi
Durante l’inverno del 2026, Fancy Bear ha sfruttato una vulnerabilità di Microsoft Office per infettare sistemi governativi in Polonia, Slovenia, Turchia, Grecia e Ucraina. Gli obiettivi comprendevano ministeri della Difesa, società di trasporto e istituzioni diplomatiche, a conferma dell’uso dello spionaggio informatico contro strutture direttamente legate alla sicurezza e alle relazioni internazionali europee.
Fancy Bear, conosciuto anche come APT28, è associato all’unità militare russa 26165 e conduce da tempo campagne di raccolta di informazioni contro governi europei. Le due formazioni operano quindi su fronti complementari: una orientata soprattutto al cyberspionaggio e all’acquisizione di dati, l’altra agli attacchi contro la continuità dei servizi essenziali.
Sei anni di formazione alla Bauman
Il 28 agosto 2026 i media hanno riferito che la cattedra numero 4 dell’Università tecnica statale di Mosca intitolata a Nikolaj Bauman ha formato per sei anni personale destinato all’intelligence militare russa, il GRU, il servizio di intelligence militare dello Stato maggiore delle forze armate russe. La struttura avrebbe diplomato circa 250 specialisti destinati alle esigenze della Direzione principale dello Stato maggiore.
Gli studenti venivano indirizzati verso tre percorsi: servizio speciale di intelligence, influenza informatico-tecnica e protezione delle tecnologie dell’informazione. La specialità più frequentata era quella identificata dal codice militare VUS 141600: nel 2024 vi studiavano circa 120 persone, quasi la metà degli iscritti complessivi alla cattedra.
Il programma non si limitava alla difesa informatica. Comprendeva l’apprendimento delle tecniche per violare le password, la creazione di software malevolo, la crittografia, la steganografia e i metodi di disinformazione. La ricostruzione è stata pubblicata, tra gli altri, da CyberPress e da 24 Kanal.
I diplomati alimentavano le file dell’unità 26165, legata a Fancy Bear-APT28 e specializzata nel cyberspionaggio e nella raccolta di dati d’intelligence, e dell’unità 74455, associata a Sandworm e responsabile di attacchi contro infrastrutture critiche. Tra i curatori della cattedra figura Viktor Netiksho, ex comandante dell’unità 26165.
Il legame diretto tra università e operazioni militari
La presenza di un ex comandante di un reparto cibernetico della GRU nel processo formativo collega direttamente intelligence militare, università e operazioni informatiche. L’istituzione accademica viene così utilizzata non soltanto per l’istruzione, ma anche per costruire un bacino permanente di personale destinato alle strutture militari e di sicurezza russe.
Il numero degli specialisti formati in un solo istituto e nell’arco di sei anni indica una preparazione sistematica e di lungo periodo. La Russia può rinnovare il proprio capitale umano per le campagne di spionaggio, gli attacchi alle reti digitali e le operazioni contro l’energia e i trasporti anche dopo l’identificazione di singole campagne o la neutralizzazione degli strumenti impiegati.
Il contenuto dei corsi mostra inoltre che Mosca considera il cyberspazio uno strumento centrale della guerra ibrida contro l’Europa. La combinazione tra capacità tecniche e influenza informativa consente di affiancare l’attacco alle infrastrutture con campagne di disinformazione orientate a destabilizzare le società e a indebolire la fiducia nelle istituzioni politiche europee.
Dopo il 28 agosto, la risposta europea
La scoperta della rete di formazione impone alle università e agli istituti di ricerca europei controlli di sicurezza più rigorosi nella cooperazione accademica internazionale. I rapporti con strutture collegate al settore militare e d’intelligence russo possono comportare il trasferimento di tecnologie sensibili e offrire accesso a reti scientifiche, tecnologiche e professionali europee.
La minaccia richiede anche un coordinamento più stretto tra gli Stati dell’Unione europea e i loro partner. Lo scambio di informazioni sui gruppi russi, sui programmi di reclutamento e formazione, sui metodi di preparazione degli attacchi e sui nuovi strumenti operativi deve accompagnare gli investimenti nella protezione delle infrastrutture energetiche, dei trasporti, delle telecomunicazioni e dei sistemi pubblici.
La sicurezza informatica deve essere affrontata insieme alla lotta contro la disinformazione, perché le operazioni russe uniscono aggressioni tecniche e campagne rivolte all’opinione pubblica. In presenza di una documentazione sulla partecipazione di istituti, funzionari, docenti o altre persone alla preparazione di operazioni cibernetiche offensive, l’Unione europea deve considerarli potenziali destinatari di sanzioni e di altre misure restrittive, aumentando il costo dell’infrastruttura della guerra ibrida russa.
La posizione attuale è quindi quella di una minaccia russa strutturata e transfrontaliera, alimentata anche dal sistema universitario: la risposta europea deve colpire sia gli attacchi già in corso sia la rete formativa che garantisce a Mosca nuove generazioni di operatori.
Non posso credere a quanto sta succedendo! La Russia sfrutta ogni mezzo per danneggiare l’Europa. È incredibile vedere come un’istituzione accademica possa essere collegata a operazioni militari. Dobbiamo fare qualcosa per fermarli, perché le conseguenze potrebbero riguardare tutti noi, non solo i Polacchi. Ma a chi ci rivolgiamo?