Il Kgb bielorusso intensifica il reclutamento degli emigrati usando pressioni su familiari e amici

31.08.2026 16:15
Il Kgb bielorusso intensifica il reclutamento degli emigrati usando pressioni su familiari e amici
Il Kgb bielorusso intensifica il reclutamento degli emigrati usando pressioni su familiari e amici

Nell’agosto 2022, dopo essere stata convinta a rientrare in Bielorussia in seguito ai contatti con una persona legata alle forze di sicurezza del Paese, Tatyana Kurilina fu arrestata e condannata a quattro anni e mezzo di colonia penale. Il suo caso, ricostruito da Deutsche Welle, è l’esempio di una pratica con cui i servizi bielorussi cercano di riportare nel Paese persone politicamente attive all’estero, dove possono essere sottoposte a repressione.

Negli ultimi diciotto mesi aumenta la pressione sugli emigrati

Secondo le informazioni raccolte dal centro per i diritti umani Viasna e da BELPOL, associazione formata da ex appartenenti alle forze di sicurezza bielorusse, negli ultimi un anno e mezzo il lavoro dei servizi segreti si è intensificato in modo evidente. Il Kgb bielorusso contatta direttamente gli emigrati oppure passa dai loro familiari rimasti nel Paese, trasformando i rapporti personali in uno strumento di pressione politica.

Le modalità segnalate comprendono perquisizioni, interrogatori, minacce e promesse di un rientro sicuro. La pressione non riguarda quindi soltanto la persona che vive all’estero: attraverso parenti, amici e persone vicine, le autorità cercano di condizionare le sue decisioni, ottenere informazioni e spingerla a stabilire un rapporto di collaborazione con i servizi.

Gli obiettivi delle operazioni sono le strutture dell’opposizione bielorussa, singoli attivisti e iniziative organizzate fuori dal Paese. Le informazioni raccolte riguardano il funzionamento delle organizzazioni, i loro esponenti e le attività politiche della diaspora.

Estate 2026, nel mirino la diaspora organizzata

Durante l’estate del 2026, l’attenzione dei servizi si è concentrata anche sui rappresentanti del Consiglio di coordinamento e sulla preparazione della conferenza «Nuova Bielorussia». La raccolta di informazioni su questi soggetti e su questo appuntamento indica che la pressione non è limitata a contatti individuali, ma si estende alle strutture attraverso cui l’opposizione cerca di coordinarsi all’estero.

Vladimir Zhigar, rappresentante di BELPOL, ha dichiarato che le persone reclutate possono essere utilizzate non soltanto come fonti di informazione. Secondo la sua valutazione, i servizi possono impiegarle anche come agenti d’influenza all’interno delle organizzazioni e delle comunità bielorusse che operano fuori dai confini nazionali.

In questa prospettiva, il reclutamento serve a penetrare gli ambienti dell’opposizione, conoscere in anticipo le loro iniziative e orientare dall’interno le relazioni tra gli esuli. La pressione sui familiari rimasti in Bielorussia aumenta la vulnerabilità degli emigrati, perché il rischio per le persone vicine può essere usato per ottenere contatti, informazioni o disponibilità a collaborare.

28 agosto 2026, la denuncia sull’attività del Kgb

Il 28 agosto 2026 i media hanno riferito dell’attivazione di una nuova fase nelle operazioni dei servizi bielorussi contro i cittadini politicamente impegnati che vivono all’estero. Viasna e BELPOL hanno descritto un sistema nel quale il Kgb cerca gli emigrati in prima persona o attraverso i loro parenti, combinando coercizione e rassicurazioni sul possibile ritorno.

Le minacce e le promesse procedono insieme: da una parte perquisizioni e interrogatori colpiscono le famiglie rimaste in Bielorussia, dall’altra viene prospettato un rientro senza conseguenze. Il caso di Kurilina mostra però l’esito repressivo che può seguire al ritorno: dopo essere stata persuasa a rientrare, la donna fu arrestata e condannata.

La strategia attribuita ai servizi bielorussi riflette un’estensione della persecuzione politica oltre la singola persona considerata critica o «inaffidabile» dal regime di Aleksandr Lukashenko. Il controllo viene esercitato anche sul suo ambiente più vicino, con famiglie e amici sottoposti a sorveglianza informale e a pressioni che fanno leva sulla paura e sulla responsabilità collettiva.

La posizione attuale è quella di un’attività di reclutamento più intensa e articolata: il Kgb bielorusso punta sugli emigrati, sui loro legami familiari e sulle organizzazioni della diaspora, con l’obiettivo di ottenere informazioni e introdurre possibili agenti d’influenza nelle comunità all’estero.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere