L’AIPAC spende oltre 60 milioni di dollari nelle elezioni di metà mandato statunitensi
L’AIPAC, la principale lobby pro-Israele degli Stati Uniti, ha già investito oltre 60 milioni di dollari nelle elezioni di metà mandato del 3 novembre, superando i budget di ogni precedente ciclo elettorale. L’organizzazione ha focalizzato le sue risorse sulle primarie, sostenendo i candidati considerati filo-israeliani e cercando di contrastare quelli visti come critici del governo israeliano, non sempre ottenendo i risultati desiderati. Oggi, l’AIPAC è al centro di un acceso dibattito, specialmente tra i candidati e l’elettorato più progressista, ma fino a poco tempo fa il consenso su Israele era ampiamente diffuso negli Stati Uniti. Dal 2023, questa situazione ha iniziato a mutare, riporta Attuale.
Un tempo considerata un’organizzazione bipartisan, l’AIPAC è ora percepita come sempre più allineata ai Repubblicani, rendendo complessa la sua capacità di attrarre sostenitori. Le opinioni dell’elettorato statunitense si stanno spostando, con una diminuzione del supporto al governo israeliano di Benjamin Netanyahu, il quale ha condotto operazioni militari in Gaza e in Libano negli ultimi anni, oltre a una crescente conflittualità con l’Iran.
Oltre all’AIPAC, altre lobby hanno speso milioni per influenzare le elezioni congressuali, ma l’impatto della lobby pro-Israele è molto più controverso, in parte a causa della polarizzazione delle politiche israeliane. La natura dell’AIPAC è cambiata significativamente nell’ultimo decennio; fondata nel 1954, mirava a rafforzare i legami tra Stati Uniti e Israele, coinvolgendo esponenti di entrambi gli schieramenti politici americani. Negli anni, la lobby è stata protagoniste di un sostegno bipartisan, gonfiato dalla necessità di contrastare le influenze sovietiche nella regione durante la Guerra Fredda.
Tradizionalmente, l’AIPAC ha orchestrato viaggi per membri del Congresso e ha sostenuto senza riserve il flusso di aiuti militari verso Israele, senza addentrarsi nelle elezioni, se non incoraggiando donazioni personali. Tuttavia, dal 2015, dopo la firma dell’accordo sul nucleare iraniano, le cose hanno cominciato a cambiare. Criticata da Netanyahu e con divergenze interne, l’AIPAC ha dovuto navigare le tensioni crescenti tra le politiche israeliane e quelle statunitensi.
Nel 2018, l’elezione di candidati progressisti come Alexandria Ocasio-Cortez, Rashida Tlaib e Ilhan Omar ha segnato un’altra svolta, rendendo visibile al Congresso una critica aperta verso Israele e il supporto per la sospensione degli aiuti militari. In preparazione alle elezioni di metà mandato del 2022, l’AIPAC ha creato un “Super PAC”, il United Democracy Project, per sostenere i candidati filo-israeliani. Nei primi due anni ha investito circa 26 milioni di dollari e ha previsto aumenti per le successive elezioni, superando 67 milioni di dollari nel ciclo elettorale attuale.
Dal 2022, l’AIPAC ha adattato le sue strategie, sostenendo candidati unicamente sulla base del loro supporto per Israele e gli aiuti militari, sostenendo è conservando solo la disponibilità di candidati favorevoli. Ha promosso oltre 100 candidati repubblicani che hanno supportato tentativi di annullare il risultato delle elezioni del 2020. La campagna militare di Gaza ha ulteriormente spostato l’opinione pubblica e incrementato la polarizzazione sul tema, spingendo l’AIPAC a intensificare gli sforzi contro i candidati critici.
Nella comunicazione elettorale, però, l’AIPAC evita di menzionare direttamente Israele, focalizzandosi invece su altre questioni, come l’aborto e l’economia. Alcuni candidati della sinistra radicale hanno iniziato a utilizzare il sostegno dell’AIPAC come una leva per differenziarsi e controbattersi nelle primarie. Le critiche verso l’AIPAC e il suo finanziamento massiccio sono aumentate, specialmente a seguito delle azioni sempre più polarizzate del governo Netanyahu, che si muove verso destra.
Nonostante i super-PAC abbiano storicamente influenzato le elezioni, le recenti campagne di spesa dell’AIPAC non hanno sempre portato ai risultati sperati, supportando anche candidati moderati che solo parzialmente sostenevano la causa israeliana. Recentemente, il candidato repubblicano al Senato del Michigan, Mike Rogers, ha espresso preoccupazioni riguardo al supporto dell’AIPAC, preoccupato che potesse tornarsi contro di lui nella competizione. Il Super PAC continua a pianificare investimenti da 59 milioni di dollari nel ciclo elettorale attuale, sottolineando il buon impegno di garantire una maggioranza bipartisan a favore di Israele, secondo quanto dichiarato dal portavoce Patrick Dorton.