Cina e Russia ostacolano il piano economico di Washington: il D-Day è rinviato

02.09.2026 05:25
Cina e Russia ostacolano il piano economico di Washington: il D-Day è rinviato

Pressione Americana per Isolare l’Iran a Rischio di Conflitto Economico con Pechino

Nove giorni fa, il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha annunciato quello che definisce il «D-Day economico» contro l’Iran, descrivendolo come «la più grande offensiva finanziaria mai messa in campo». Ieri, durante un vertice dei ministri economici del G20, Bessent ha incontrato il collega russo Anton Siluanov, il quale è rappresentante di uno dei due Paesi che cercano di minare la strategia americana volta a strangolare l’economia di Teheran, riporta Attuale.

Queste due iniziative — isolare l’Iran e mantenere buoni rapporti con i suoi alleati russi — appaiono non necessariamente incompatibili. Dalla Casa Bianca, le azioni potrebbero persino essere percepite come interconnesse. A seguito della visita a sorpresa del direttore della CIA John Ratcliffe a Mosca la settimana scorsa, avvenuta quarantotto ore dopo l’annuncio di Bessent, si è fatto sapere che il viaggio mirava a mettere in guardia il Cremlino riguardo un potenziale attacco ai Paesi Baltici. Tuttavia, è dubbio che la necessità di affrontare le minacce ibride da parte della Russia verso l’Europa sia stata la ragione principale del viaggio.

La realtà è che la Casa Bianca ha mostrato negli ultimi anni una condotta ambivalente verso l’Europa, e le conseguenze di queste relazioni si riflettono nella recente decisione di ritirare ulteriori 80.000 soldati americani dalla Europe, rivelando una mancanza di preoccupazione vendicativa nei confronti delle pressioni russe.

Riguardo alla questione, è più probabile che Ratcliffe desiderasse discutere della nuova rotta commerciale sul Caspio, un’alterazione della precedente condotta nota come «Syria Express», che consentiva alla Russia di rifornire il regime di Bashar al-Assad. Attualmente, secondo Winward Maritime AI, il traffico cargo dai porti russi verso l’Iran è aumentato significativamente dall’inizio del conflitto sei mesi fa, con un particolare incremento a luglio, suggerendo attività simili nel trasporto di armi e materiali bellici.

Per Donald Trump, cercare assistenza da Mosca per isolare economicamente Teheran implica esporsi alla richiesta di una contropartita, che per Vladimir Putin potrebbe tradursi nel desiderio di avere mano libera contro l’Ucraina e di intensificare le sue operazioni ibride in Europa. Le conversazioni sull’«economica D-Day» Americana ai danni dell’Iran si profilano quindi complicate.

Il rapporto con la Cina rientra tra i massimi punti di tensione: nonostante sia il principale cliente e finanziatore dell’Iran, l’amministrazione americana non ha ancora fornito dettagli concreti né ultimatum nei confronti di aziende o istituti finanziari coinvolti. La Casa Bianca ha colpito circa 60 «entità» cinesi, tutte minori, mentre le grandi banche e le aziende statali di Pechino sono rimaste intatte, dato che Xi Jinping visiterà Trump negli Stati Uniti il 24 settembre per discutere della tregua sulla fornitura di terre rare.

I media cinesi avvertono che se la Casa Bianca interferirà nei rapporti economici Pechino-Teheran, potrebbe ripartire l’embargo sulle terre rare, rendendo problematico per gli Stati Uniti ricostituire le munizioni utilizzate nel Golfo Persico. La «D-Day» economica di Bessent contro l’Iran, quindi, potrebbe non meritare l’attenzione che le è stata dedicata.

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