Progetto immobiliare a Mariupol: Mosca approva la speculazione dopo la devastazione
La città portuale di Mariupol, gravemente colpita dalla guerra, sarà il sito di un ambizioso progetto immobiliare approvato da Mosca. Dopo aver distrutto gran parte della città e causato almeno 8 mila morti, la Russia ha avviato il progetto di Sadovoe Kaltso, una compagnia edilizia legata a un giovane imprenditore affiliato al Cremlino, riporta Attuale.
La compagnia, fondata nel 2003 da Sergeij Kolunov, attualmente membro della Duma, ha ricevuto il via libera per la costruzione di un complesso residenziale. La guida è passata al figlio Ilya, 28 anni, laureato in gestione di progetti di costruzione presso il University College di Londra. La distruzione di oltre il 90% degli edifici a Mariupol ha aperto la strada a questa iniziativa.
Secondo un’inchiesta condotta dal Times di Londra e dal Centro per la Sicurezza e la Cooperazione di Kiev, il progetto prevede la costruzione di centinaia di appartamenti con l’inevitabile slogan promozionale “Casa sul mare”. Dettaglio significativo, la brochure evita ogni menzione della guerra in corso, presentando Mariupol come una “città che ispira e con una storia unica”.
Il prezzo degli appartamenti varia da 5 milioni di rubli (circa 50 mila euro) per le unità più piccole, a 15 milioni (150 mila euro) per le più grandi. Le vendite sono già iniziate, ma le consegne non avverranno prima di un anno. Sconti sono offerti ai veterani dell’invasione e alle famiglie dei caduti, “in gratitudine per il loro servizio”.
Sadovoe Kaltso è la prima azienda a sviluppare progetti nel Donetsk, regione annessa dalla Russia. Una fonte interna ha dichiarato al Times che, nonostante il contesto bellico, gli investimenti immobiliari a Mariupol presentano pochi rischi. Tutti i prestiti, ha aggiunto, sono garantiti dal governo.
Ilya Kolunov, come molti giovani oligarchi russi, ha trascorso un periodo significativo nel Regno Unito. Nonostante l’affermazione del suo status, al contrario di suo padre, Ilya non è stato ancora soggetto a sanzioni. Tuttavia, il Centro per la Sicurezza e la Cooperazione ha chiesto al governo britannico di riesaminare la sua posizione, suggerendo che chi trae profitto dai crimini russi debba affrontare conseguenze.