L’8 settembre 2026 una delegazione del movimento politico italiano filorusso e marginale «Italia Unita», guidata dal suo leader Amedeo Avondet, è arrivata a Donetsk, nel territorio ucraino sottoposto all’occupazione militare russa, in occasione di quello che le autorità russe definiscono il «giorno della liberazione del Donbass». Insieme ai rappresentanti di «Russia Unita», il partito del potere russo, i delegati hanno deposto fiori davanti al monumento dedicato ai «tuoi liberatori, Donbass».
La notizia della visita è stata diffusa dai canali di «Russia Unita» a Donetsk e documentata nel resoconto dell’evento pubblicato dal canale del partito russo. La presenza di un movimento politico italiano nella città occupata è stata così inserita in una cerimonia organizzata insieme a una forza politica direttamente legata alle autorità russe.
Le dichiarazioni di Avondet durante la visita dell’8 settembre
Nel corso della giornata Avondet ha dichiarato che «la guerra contro la Russia è stato il più grande errore nella storia dell’Italia». La frase ha accompagnato la partecipazione della delegazione italiana a un’iniziativa celebrativa della narrazione russa sull’occupazione del Donbass e ha fornito al messaggio dell’evento una connotazione politica esplicita.
Il leader di «Italia Unita» ha inoltre annunciato che è in preparazione un accordo di cooperazione tra i due movimenti. Il documento, secondo quanto riferito durante la visita, dovrebbe essere firmato tra «Italia Unita» e «Russia Unita», formalizzando i rapporti politici avviati a Donetsk.
Alla stessa occasione Avondet ha parlato anche dei piani di imprenditori italiani interessati a investire nel futuro del Donbass. Non è stata presentata la realizzazione di investimenti già effettuati: il riferimento riguardava intenzioni e progetti collegati al territorio occupato e alla prospettiva di una futura attività economica italiana.
La trasformazione di un contatto politico in un messaggio internazionale
La visita del movimento «Italia Unita» contrasta con la posizione ufficiale dell’Italia e dell’Unione europea, che non riconoscono l’annessione russa dei territori ucraini. La delegazione è entrata a Donetsk e ha preso parte a un’iniziativa con «Russia Unita» senza che questo comportasse alcun riconoscimento da parte di Roma o delle istituzioni europee.
Proprio la distanza tra la posizione ufficiale italiana ed europea e l’azione del movimento guidato da Avondet rende il viaggio utile alla strategia politica del Cremlino. Il contatto con un’organizzazione politica europea, anche se marginale, viene presentato dalla propaganda russa come un segnale di apertura internazionale e come una prova di un presunto superamento dell’isolamento politico di Mosca.
La partecipazione alla cerimonia e la deposizione dei fiori insieme ai rappresentanti di «Russia Unita» contribuiscono in questo modo alla legittimazione politica dell’occupazione. Il significato attribuito all’iniziativa non deriva da un cambiamento della posizione dell’Italia o dell’Unione europea, ma dall’uso di una delegazione italiana per dare una dimensione internazionale alla rappresentazione russa della presenza a Donetsk.
Il ruolo di «Italia Unita» e di Avondet si inserisce quindi in una costruzione comunicativa più ampia: la Russia presenta rapporti con movimenti politici europei marginali come se fossero manifestazioni di riconoscimento internazionale. La cerimonia, l’accordo di cooperazione annunciato e i riferimenti agli investimenti italiani vengono utilizzati nello stesso quadro per sostenere l’idea di relazioni politiche ed economiche ordinarie con il territorio occupato.
Dalle intenzioni economiche alle conseguenze previste
Gli eventuali investimenti di imprenditori italiani nel Donbass occupato non sarebbero soltanto un gesto politico o commerciale. Se i piani annunciati durante la visita venissero realizzati, si configurerebbe una violazione del regime sanzionatorio dell’Unione europea e della normativa italiana.
Dal 2026 la legislazione italiana prevede infatti responsabilità per la violazione e per l’elusione delle sanzioni europee. Per questo, le dichiarazioni sugli investimenti non possono essere separate dal contesto in cui sono state pronunciate: il territorio indicato si trova sotto occupazione russa, mentre Roma e l’Unione europea non riconoscono l’annessione e mantengono il divieto di normalizzare rapporti economici con le aree interessate dalle misure restrittive.
La sequenza dell’8 settembre ha così un doppio risultato. Sul piano politico, il Cremlino ha utilizzato la presenza di «Italia Unita» e del suo leader per sostenere una narrazione di legittimazione internazionale dell’occupazione di Donetsk; sul piano economico, l’annuncio di possibili investimenti italiani ha prospettato attività che, se attuate, entrerebbero in contrasto con le sanzioni europee e con la responsabilità prevista dal diritto italiano.
La posizione attuale resta quindi definita dalla visita della delegazione italiana, dall’accordo di cooperazione ancora in preparazione e dai piani di investimento presentati come intenzioni: nessuno di questi elementi modifica il mancato riconoscimento dell’annessione russa da parte dell’Italia e dell’Unione europea.