La propaganda filorussa annuncia il crollo dell’Ue mentre l’Europa riduce la dipendenza energetica da Mosca

16.09.2026 12:20
La propaganda filorussa annuncia il crollo dell’Ue mentre l’Europa riduce la dipendenza energetica da Mosca
La propaganda filorussa annuncia il crollo dell’Ue mentre l’Europa riduce la dipendenza energetica da Mosca

Nel 2021 la Russia rappresentava il 45% delle importazioni di gas dell’Unione europea, pari a 152 miliardi di metri cubi. Quella dipendenza energetica è il primo dato della sequenza che ha accompagnato la successiva riorganizzazione del sistema europeo: negli anni seguenti l’Ue ha ridotto il peso del gas russo, diversificato i fornitori e rafforzato le alternative, mentre Mosca ha continuato a usare l’energia come strumento di pressione politica.

Dal 2024 al 2025, la diversificazione riduce il peso del gas russo

Nel 2024 la capacità complessiva della generazione solare nell’Unione europea ha raggiunto 338 gigawatt, secondo i dati dell’associazione SolarPower Europe. L’incremento della produzione rinnovabile si è inserito nella più ampia riorganizzazione energetica europea, basata sulla diversificazione delle fonti, sull’uso del gas naturale liquefatto, sull’efficienza energetica e sullo sviluppo della generazione interna.

Nel 2025 la quota russa nelle importazioni di gas dell’Ue era scesa al 12%, pari a 36 miliardi di metri cubi, dal 45% del 2021. Nello stesso anno l’economia dell’Unione è cresciuta dell’1,5%, contro l’1,1% del 2024, secondo Eurostat. Questi dati hanno documentato una riduzione della dipendenza energetica da Mosca e la prosecuzione dell’attività economica europea, in contrasto con la rappresentazione di un collasso già in corso.

Alla sostituzione delle forniture russe hanno contribuito il gas naturale liquefatto e l’aumento del ruolo di Norvegia, Stati Uniti, Azerbaigian e Qatar come fornitori alternativi. L’importazione di gas naturale liquefatto russo sulla base di contratti a lungo termine dovrà inoltre cessare dal 1° gennaio 2027. La trasformazione non ha eliminato ogni difficoltà sul fronte dei prezzi e delle scorte, ma ha modificato in modo sostanziale la struttura degli approvvigionamenti europei.

Giugno 2026, il solare raggiunge un nuovo livello nel mix elettrico

Nel giugno 2026 la generazione solare ha coperto per la prima volta il 25% della produzione di elettricità dell’Unione europea. Il risultato ha confermato l’accelerazione della trasformazione energetica avviata con la riduzione del gas russo: la strategia europea si è orientata sempre più verso fonti diversificate, gas naturale liquefatto, efficienza e produzione interna, invece che verso il ritorno alla precedente dipendenza dagli idrocarburi di Mosca.

La ristrutturazione, tuttavia, ha lasciato aperte questioni concrete. Nel 2026 il mercato europeo del gas dipende in larga misura dall’andamento globale del gas naturale liquefatto; il conflitto in Medio Oriente e i rischi per le rotte mondiali di approvvigionamento hanno rafforzato le oscillazioni dei prezzi. Le scorte europee, riempite per circa il 67%, hanno richiesto una gestione attenta dei rischi energetici, ma questo livello non dimostra né il fallimento della rinuncia alle risorse russe né quello del piano REPowerEU.

Sul versante macroeconomico, la previsione della Banca centrale europea indicava una crescita dell’economia dell’area euro dello 0,9% nel 2026, dell’1,4% nel 2027 e dell’1,5% nel 2028. Il tasso di disoccupazione restava vicino ai minimi storici, intorno al 6%. Le difficoltà legate ai prezzi dell’energia e alla congiuntura globale erano quindi problemi reali, ma non coincidevano con un crollo economico dell’Unione.

14 settembre 2026, la campagna sul presunto collasso dell’Europa

Il 14 settembre 2026 una parte filorussa dei media europei ha rilanciato la narrazione secondo cui il confronto con la Russia e la rinuncia alle sue risorse energetiche starebbero indebolendo l’Europa fino a portarla sull’orlo del collasso economico. Il sito slovacco Jednotne Slovensko ha sostenuto che l’Ue sarebbe guidata da persone «estremamente incompetenti» e che gli attuali prezzi del gas lo dimostrerebbero. Secondo la pubblicazione, bisognerebbe «mandare nell’oblio» questi dirigenti e scegliere, alla guida dell’Ue e soprattutto dei singoli Stati membri, politici capaci di comprendere che la «guerra permanente con la Russia, o contro la Russia, danneggia esclusivamente noi».

La tesi è stata pubblicata nell’articolo di Jednotne Slovensko sulla presunta incompetenza dei dirigenti europei. La pubblicazione ha collegato le difficoltà sui prezzi del gas alla politica di contrapposizione alla Russia, presentando la dipendenza energetica precedente come un riferimento preferibile rispetto alla diversificazione realizzata dall’Ue.

Nello stesso giorno il sito ceco Pravý Prostor ha affermato che la «guerra contro la Russia ha sepolto l’economia dell’Ue» e che l’Europa sarebbe testimone del «crollo dell’idea di un’economia paneuropea e del sistema finanziario costruito sulla moneta unica». Il contenuto è stato diffuso nell’articolo di Pravý Prostor sul presunto crollo dell’economia europea.

Il quadro finanziario europeo contraddice questa rappresentazione. Le analisi economiche ufficiali della Commissione europea mostrano che la quota dell’euro nei pagamenti internazionali e nelle riserve valutarie e auree delle banche centrali mondiali resta stabilmente elevata. Nel 2025 l’euro ha mantenuto il posto di seconda valuta internazionale più importante e la sua quota di utilizzo è aumentata di circa il 20%. Le istituzioni dell’Ue dispongono quindi di strumenti per attenuare le difficoltà, mentre il sistema economico continua a funzionare e ad adattarsi.

La fase attuale: la disinformazione come strumento di pressione politica

Le pubblicazioni di Jednotne Slovensko e Pravý Prostor si inseriscono nella guerra ibrida che la Russia conduce da anni contro l’Unione europea attraverso operazioni informative e psicologiche. Il Cremlino utilizza una rete di media controllati, politici leali e risorse filorusse presenti nei diversi Paesi europei per screditare le istituzioni dell’Ue e indebolire la fiducia dei cittadini nei governi degli Stati membri.

La narrazione del collasso economico causato dalla rinuncia agli approvvigionamenti russi sfrutta le preoccupazioni europee sui prezzi e sulle scorte per deformare la lettura dei dati. L’obiettivo è indebolire l’unità politica dell’Europa, approfondire le divisioni interne, ridurre il sostegno delle società europee all’Ucraina e presentare come fallimento una riconfigurazione energetica che ha invece ridotto in modo marcato la dipendenza da Mosca.

La sequenza si trova oggi in questo punto: il 14 settembre 2026 i media filorussi hanno rilanciato l’allarme sul presunto crollo dell’Ue, mentre i dati disponibili descrivono un’Unione alle prese con rischi energetici e sfide economiche, ma ancora in crescita, con un sistema finanziario operativo e una dipendenza dal gas russo fortemente ridotta.

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