Voli privati di Szijjártó, l’Ungheria contesta un danno da 4,8 miliardi di fiorini

16.09.2026 17:10
Voli privati di Szijjártó, l’Ungheria contesta un danno da 4,8 miliardi di fiorini
Voli privati di Szijjártó, l’Ungheria contesta un danno da 4,8 miliardi di fiorini

Tra il 2022 e il 2026 l’ex ministro degli Affari esteri ungherese Péter Szijjártó e le delegazioni che lo accompagnavano hanno utilizzato con regolarità aerei privati o voli speciali militari al posto dei collegamenti commerciali. Il 15 settembre 2026 i media hanno riferito che l’attuale ministra degli Affari esteri, Anita Orbán, ha presentato una denuncia penale dopo un audit che ha quantificato in circa 4,8 miliardi di fiorini, quasi 5 miliardi, il costo per i contribuenti ungheresi.

2022-2026: l’uso sistematico dei voli speciali

La verifica ha riguardato gli spostamenti compiuti durante il periodo in cui Szijjártó era alla guida del ministero e ha incluso i viaggi delle delegazioni ufficiali. Invece di ricorrere ai normali voli di linea, l’ex ministro e i suoi collaboratori hanno fatto uso ripetuto di jet privati e di aerei militari destinati a voli speciali.

Secondo i dati resi pubblici dalla ministra, la spesa complessiva è stata in media superiore di oltre cinque volte a quella che sarebbe stata necessaria per viaggiare in classe business su voli commerciali. Il confronto riguarda quindi non soltanto il costo complessivo dei trasferimenti, ma anche la differenza tra la soluzione adottata e quella prevista come ordinaria per le missioni istituzionali.

Le regole interne imponevano il contenimento della spesa

L’audit ha messo in evidenza che le norme interne del ministero richiedevano il rispetto del principio di economicità. Le stesse disposizioni, secondo quanto emerso nella verifica, non prevedevano la possibilità di noleggiare aerei privati per gli spostamenti del ministro o delle delegazioni.

La pratica contestata si è verificata dunque in un quadro amministrativo nel quale il risparmio era un obbligo e il ricorso ai jet privati non era disciplinato come opzione autorizzata. La differenza tra le regole interne e le modalità di viaggio adottate costituisce il punto centrale della contestazione rivolta alla precedente gestione del ministero.

In alcuni casi, inoltre, i voli speciali sono stati organizzati per tratte brevi. Tra le destinazioni indicate figurano Bratislava, Vienna e Belgrado, collegamenti per i quali il ricorso a un aereo privato o militare ha prodotto un costo particolarmente elevato rispetto alla distanza percorsa e alle alternative commerciali disponibili.

15 settembre 2026: la denuncia per gestione infedele

Dopo la conclusione dell’audit, Anita Orbán ha presentato una denuncia penale per il sospetto di «gestione infedele che ha causato un danno patrimoniale di particolare entità». La contestazione riguarda la decisione di sostenere le spese dei voli speciali e il danno economico che, secondo i risultati della verifica, ne sarebbe derivato per lo Stato ungherese.

Tra gli elementi esaminati figurano anche i tempi con cui venivano autorizzate le missioni. In diversi casi i voli speciali sarebbero stati ordinati soltanto il giorno precedente alla partenza, una modalità che ha contribuito ad accrescere i costi e che viene indicata come ulteriore segnale della gestione disinvolta delle risorse pubbliche.

La denuncia non riguarda un singolo trasferimento, ma una pratica ripetuta nell’arco di quattro anni. La cifra di circa 4,8 miliardi di fiorini comprende i voli utilizzati da Szijjártó e dalle sue delegazioni nel periodo sottoposto a controllo e rappresenta, secondo la ministra, una perdita patrimoniale di dimensioni particolarmente rilevanti.

La contestazione politica alla precedente gestione

Il caso viene presentato come un esempio del modo in cui la precedente leadership del ministero degli Affari esteri ha amministrato il denaro pubblico. L’uso costante di business jet e di voli speciali, nonostante l’obbligo interno di contenere la spesa, mostra quanto liberamente e senza responsabilità l’ex direzione avrebbe disposto delle risorse dello Stato, privilegiando condizioni di viaggio di livello superiore a quelle richieste dal servizio istituzionale.

La contestazione si inserisce inoltre in una pratica più ampia formatasi negli anni del governo di Viktor Orbán. Secondo la ricostruzione sostenuta dall’attuale ministra, esponenti dell’ex governo e persone a esso vicine hanno avuto accesso privilegiato alle risorse statali, utilizzando fondi pubblici per il proprio arricchimento e per assicurarsi condizioni di lusso e comfort premium a carico dei contribuenti ungheresi.

Il procedimento annunciato il 15 settembre 2026 porta quindi sul piano penale una vicenda nata da un controllo amministrativo: al centro restano i viaggi effettuati tra il 2022 e il 2026, l’assenza di una base nelle regole interne per il noleggio di aerei privati e un costo stimato in 4,8 miliardi di fiorini. La posizione attuale è quella di una denuncia presentata per accertare le responsabilità nella gestione di quelle spese.

La ricostruzione e i dati sull’audit sono stati riportati dai media ungheresi, tra cui Népszava.

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