La Milano che ha dato fortuna a Sandrino: i suoi primi calci a Cassano con mamma Emilia

19.09.2026 09:15
La Milano che ha dato fortuna a Sandrino: i suoi primi calci a Cassano con mamma Emilia

Milano, 19 settembre 2026 – Era nato a Torino l’8 novembre 1942, ma il cuore di Baffino, com’era stato subito affettuosamente chiamato da compagni di squadra e amici, batteva da sempre per Milano. In Lombardia, nel Milanese, a Cassano d’Adda paese natio dell’amato papà Valentino – capitano e simbolo della Grande Torino, morto nella tragedia di Superga quando Sandro ha 6 anni. Mamma Emilia, separata da Valentino ancor prima della scomparsa del marito a Superga, si trasferisce nella cittadina dell’Est Milanese quando la vita, qui, è ancora quella “di paese”. Sandro è un bambino, e la povertà in cui versa la famiglia (allargata ai nonni) “morde”, ma il suo destino sembra già essere segnato. I primi calci a un pallone, una delle poche distrazioni che un bambino negli anni ancora duri del dopoguerra – il Boom economico non è ancora arrivato – può concedersi, hanno come campo di calcio improvvisato il Ruscett, il quartiere più povero di Cassano., riporta Attuale.

Milano nel cuore 

Quando la madre decide di trasferirsi a Milano in cerca di un migliore avvenire per lei e i due figli, la scelta di dove prendere casa ricade su via De Amicis, zona Sant’Ambrogio. Il cuore della capitale lombarda. Una scelta in realtà dettata dalla presenza qui di una zia (assieme a lei, un’altra zia), che fa la ricamatrice e sogna di diventare suora. Milano, Sant’Ambrogio. E Porta Ticinese. È qui, all’oratorio di San Lorenzo che Sandro e il fratello cominciano a frequentare, che quel tirare calci a un pallone diventa via via ben più di un passatempo improvvisato davanti alla basilica paleocristiana. Lui e gli amici che condividono la passione per il calcio fondano la loro prima squadra: si chiamerà la Milanesina.

Il provino per l’Inter  

La povertà continua però sempre a mordere. Per dire, Sandro e Ferruccio sono costretti ad andare a scuola d’inverno con i pantaloni corti, perché a casa non ci sono abiti per coprirli dal freddo. La svolta è però vicina. A 12 anni quel ragazzino che ha già mostrato doti da calciatore in erba viene ben presto notato. L’Inter bussa alle porte di casa Mazzola. Baffino la fa entrare e sarà amore a prima vista. Quegli amori che dureranno una vita. Il provino si tiene all’allora Centro Ravizza, incubatore nerazzurro di futuri campioni. E Sandro dimostra di avere la stoffa per esserlo.

Il colpo di fulmine per Graziella 

Adolescente, ragazzo con un futuro davanti negli stadi – nonostante dimostri di avere dimestichezza anche con la pallacanestro al punto che la Borletti, futura Armani, gli punta gli occhi addosso – il giovane Mazzola studia ragioneria al Verri di via Lattanzio. A dire il vero, per il basket un pensierino lo fa. Ma sarà la prima donna della sua vita, mamma Emilia, a riportarlo “sulla retta via”. “Sandrino, continua a tirare calci al pallone, è la tua strada…”. Per onorare la memoria del papà.

Milano stella polare, gli sorride anche nell’amore. Qui conosce Graziella Galante, compagna di vita e futura moglie. Famiglia benestante alle spalle, gira per Monte Napoleone con la familiarità con cui “Mazzolino” – come lo battezzò con affetto Nicolò Carosio – girerebbe per le strade di Cassano. E s’innamora del futuro campione dell’Inter quando è un semplice ragazzo con pochissimi soldi in tasca. L’amore più forte di ogni cosa, che disintegra barriere sociali e distinzioni di classe. Nel corso di un’ultima intervista alla Gazzetta dello Sport, Mazzola parlò della moglie come di “una ragazza bionda e con gli occhi azzurri”. Lei faceva parte di una famiglia benestante: “Lei girava in Spider e io… in tram”.

Dopo il calcio i nipotini 

Da quel momento non si lasciano più. Con lei condividerà ogni fase della vita. I successi e la fama regalati dal calcio, l’uscita di scena nel 1977, la maturità e poi la terza età, quando la famiglia si trasferisce da Milano in Brianza, e la passione – l’unica passione di Mazzola – diventeranno i nipotini che gli regaleranno i figli Ilaria, Valentina, Sandro e Paolo. Unico tradimento, sempre perdonato da Graziella, quello per i colori nerazzurri.

I.A.

1 Comment

  1. È incredibile pensare che una carriera così luminosa sia iniziata in un contesto di povertà. Milano ha fatto da sfondo a un sogno che si è realizzato, ma mi chiedo se oggi ci siano ancora tante opportunità per i giovani come lui… La vita è cambiata così tanto?

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