Pichetto Fratin annuncia il ritorno dell’energia nucleare in Italia: “Basta dipendere dalle importazioni”

25.09.2026 08:05
Pichetto Fratin annuncia il ritorno dell'energia nucleare in Italia: “Basta dipendere dalle importazioni”

Il governo italiano avvia la strada verso i mini-reattori nucleari entro il 2033

Roma, 25 settembre 2026 – Una svolta storica per l’Italia, con l’approvazione della legge delega da parte del Parlamento per lo sviluppo di mini-reattori nucleari. Il ministro Gilberto Pichetto Fratin manifesta soddisfazione per il consenso ottenuto, ma avverte che l’implementazione dei decreti attuativi è prevista entro la fine dell’anno. “Dobbiamo stabilire le regole sulle procedure per l’autorizzazione e definire dove si possono localizzare gli impianti. Poi occorre fissare i livelli di sicurezza e creare un’agenzia compatibile con le regole europee e internazionali. Dobbiamo, poi, riprendere in mano la questione del deposito dei rifiuti, che va assolutamente risolta. E c’è la sfida della trasparenza, che vuol dire chiarezza. Quando si parla di rifiuti nucleari, quanti pensano subito a una bomba?”, riporta Attuale.

Il ministro sottolinea che i materiali radioattivi, come i “blocchi vetrificati” trattati in Francia, devono essere custoditi in sicurezza, evidenziando che il problema non riguarda solo i materiali delle vecchie centrali, ma anche i rifiuti radioattivi generati quotidianamente in ospedali e altri settori civili. “Non sarebbe più serio concentrarli in un unico luogo, con un centro tecnologico collegato alle università per lo studio e la ricerca?”, propone.

Fratin rassicura i cittadini riguardo i nuovi reattori, evidenziando che sono notevolmente più piccoli e presentano livelli di sicurezza estremi. “Queste valutazioni vanno fatte con numeri e calcoli alla mano. Vorrei solo ricordare che il Piemonte, e io sono piemontese, è a un centinaio di chilometri dalle centrali nucleari francesi”.

Il ministro pone l’accento sull’ineluttabilità dell’energia nucleare per il futuro energetico dell’Italia, affermando: “Oggi produciamo circa 260 terawattora di elettricità e ne importiamo 50, essenzialmente da fonte nucleare. La mia regione, il Piemonte, vive di energia di provenienza nucleare. Gli analisti ci dicono che fra dieci o quindici anni consumeremo almeno 150 terawattora in più. Come pensa l’Italia di far fronte a questa crescita? Continuando a importare o aumentando la produzione termoelettrica con il gas, e quindi le emissioni?”.

Fratin continua a sottolineare la necessità di integrare le energie rinnovabili, ma puntualizza che queste devono proporre produzioni programmabili per garantire l’approvvigionamento energetico continuo: “Dobbiamo avere energia disponibile la sera, quando non c’è il sole, e quando non c’è vento. Anche qui bisogna ragionare con i dati reali e non con le opinioni. La Spagna aveva frenato sul nucleare e ha avuto due giorni di black out”.

Chiedendo della fattibilità economica dei mini-reattori, Fratin spiega: “Dipende dalla grandezza, ma bisogna essere cauti. Si parla di 8-10 fino a 12mila euro al kilowatt. Su alcune grandi produzioni il fotovoltaico può apparire più competitivo, ma se aggiungiamo le batterie il confronto cambia. Inoltre, gli impianti nucleari hanno una durata prevista di 60 anni contro i 15 di un fotovoltaico”.

Riguardo alle possibili compensazioni per i comuni ospitanti, il ministro assicura una comunicazione chiara e trasparente: “Il governo che ci sarà in quel momento avrà il dovere di tentare tutto per spiegare e convincere. Quanto alle compensazioni, stiamo valutando dei possibili modelli: i decreti attuativi servono anche a questo. Ma c’è una scelta politica da fare: decidere se vogliamo un’industria manifatturiera e garantire attuali livelli di benessere o se vogliamo essere un’economia arretrata”.

Fratin conclude evidenziando le competenze italiane nel settore nucleare: “Dopo la Francia siamo il Paese con le maggiori competenze nel nucleare. Abbiamo investitori e imprese nel campo della ricerca sulla fusione. Credo che il nucleare possa diventare una filiera produttiva”.

Infine, pur non potendo fornire un’indicazione chiara sui costi delle bollette, osserva che “i francesi pagano poco l’energia elettrica così come gli spagnoli e, non a caso, hanno il nucleare. Ci sarà una ragione”.

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