Il governo impugna la legge sul fine vita dell’Emilia-Romagna
Dopo la Toscana, è la volta dell’Emilia-Romagna. Il governo italiano ha deciso di impugnare la legge regionale sul fine vita, presentando ricorso alla Corte Costituzionale da Bologna, con l’accusa che “la normativa si ponga in contrasto con la Costituzione in materia di tutela della salute”. Secondo l’esecutivo, la legge regionale violerebbe competenze statali esclusive, delegando ai dettagli normativi regionali la definizione di requisiti, in sostanza eludendo i vincoli previsti dalla Consulta, riporta Attuale.
Il governo sottolinea ulteriormente che, nonostante gli impegni assunti dalla Regione per modificare la legge, essa “non garantisce in modo adeguato e concreto l’effettiva disponibilità di percorsi personalizzati di cure palliative e sistemi di supporto per evitare il ricorso al suicidio”. Inoltre, fa notare come molte Regioni non abbiano ancora raggiunto gli obiettivi di utilizzo delle risorse, nonostante un incremento di 40 milioni nel fondo per le cure palliative.
Michele de Pascale, governatore dell’Emilia-Romagna, esprime il suo dissenso, difendendo le scelte della propria giunta. De Pascale evidenzia come, per la prima volta, il governo riconosca alle Regioni il diritto di legiferare sul suicidio medicalmente assistito. “Ammette indirettamente la gravissima carenza di fronte alla mancanza di una legge nazionale – afferma – e siamo sempre stati disponibili a confrontarci su dettagli, anche se non li condividevamo nel merito”.
Il governatore contesta ulteriormente le fonti non firmate di Palazzo Chigi che mettono in discussione il sistema di cure palliative regionale, proponendo di mostrargli i risultati raggiunti, sottolineando che l’Emilia-Romagna ha superato gli obiettivi del Pnrr e ha attivato anche cure palliative pediatriche, posizionandola tra le migliori Regioni italiane in termini di qualità dell’offerta.
Francesco Boccia, capogruppo del Pd in Senato, commenta la situazione sostenendo che dovrebbe essere il governo a favorire una discussione libera in Parlamento per giungere a una legge nazionale sul fine vita. Contrariamente, Riccardo Magi, presidente di Più Europa, critica l’approccio del governo, definendolo una “vigliaccata del governo centralizzatore” e denunciando l’immobilismo che ostacola le Regioni nel rafforzare i diritti dei cittadini。