Nepal, un mese dopo l’alluvione: oltre 1.500 morti e 6.000 dispersi, la ricostruzione costerà 4,7 miliardi

25.09.2026 13:45
Nepal, un mese dopo l'alluvione: oltre 1.500 morti e 6.000 dispersi, la ricostruzione costerà 4,7 miliardi

Catastrofico alluvione in Nepal: oltre 1500 morti e 6000 dispersi

Il 26 agosto, un’imponente frana dalla montagna Langtang Lirung, al confine tra Nepal e Cina, ha causato un’inondazione disastrosa che ha spazzato via tutto sul suo cammino, inclusi edifici e infrastrutture. Le conseguenze di questa catastrofe sono devastanti, con oltre 1500 morti e 6000 dispersi, tra cui 636 stranieri, e complicano ulteriormente la già fragile situazione del Nepal, riporta Attuale.

Il giorno dell’evento, le stime iniziali indicavano 600 dispersi, ma il numero è rapidamente aumentato fino a raggiungere i 2400. Attualmente, il governo sta esaminando oltre 3000 campioni di DNA per identificare i corpi delle vittime. I labirinti disperati delle famiglie continuano negli ospedali, in attesa di conferme riguardo ai loro cari, mentre crescono le richieste di dichiarazioni di morte per poter procedere con i funerali e la successione legale.

La catastrofe ha travolto anche il settore energetico, con 13 centrali idroelettriche colpite e 900 operai dispersi, di cui 500 presumibilmente intrappolati nei tunnel. Fino ad oggi, soltanto quattro corpi sono stati recuperati dall’impianto di Chilime.

Il primo ministro nepalese Balendra Shah, noto anche come Balen, si trova di fronte a sfide enormi. È emerso come una figura centrale, chiedendo giustizia climatica all’ONU, sottolineando che il Nepal contribuisce in misura minima alle emissioni globali di gas serra ma paga un prezzo altissimo. L’alluvione ha risvegliato antichi rancori e tensioni politiche, con la popolazione che replica alle sue promesse di cambiamento e giustizia, sapendo che il recupero richiederà 4,7 miliardi di dollari, un importo inaccessibile per un paese già in difficoltà economiche.

Per far fronte a questa crisi, il Nepal ha ricevuto 170 milioni di dollari dalla Banca Mondiale e altri 31 milioni dagli Stati Uniti per la ricostruzione e il monitoraggio dei ghiacciai, ma questi fondi non sono sufficienti per rimettere in piedi una nazione distrutta. La mancanza di un aiuto sostenibile ha reso la situazione ancora più critica, con l’ex programma Usaid che ha interrotto i suoi operativi, lasciando un vuoto nella sorveglianza dei ghiacciai.

Nonostante i piani di emergenza e i sistemi di allerta esistenti, questa tragedia ha messo in evidenza l’inefficacia delle misure di prevenzione. Secondo il gruppo di ricercatori World Weather Attribution, che analizza l’impatto del cambiamento climatico sui disastri, la combinazione di fattori climatici ha causato la destabilizzazione del suolo himalayano, e ciò accade mentre le previsioni meteorologiche si rivelano insufficienti per anticipare tali eventi devastanti.

Il futuro del Nepal si presenta incerto; la popolazione si interroga se ricostruire significhi ripristinare le infrastrutture esistenti oppure ripensare radicalmente alla loro collocazione, considerando un clima in continua evoluzione. La crisi attuale richiede un cambiamento di paradigma e una risposta collettiva a livello internazionale, poiché il mondo intero è a rischio.

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