Ultimatum di Milei al Regno Unito: nuovo conflitto per le Falkland/Malvinas
Il presidente argentino Javier Milei ha lanciato un ultimatum di due settimane al Regno Unito, dichiarando che farà ricorso al Tribunale internazionale del diritto del mare se non sarà bloccato un progetto di sfruttamento di un vasto giacimento petrolifero al largo delle isole Falkland/Malvinas, controllate dal Regno Unito e rivendicate dall’Argentina, riporta Attuale.
Il giacimento di petrolio, noto come “Sea Lion”, è situato a circa 200 chilometri a nord delle isole e si stima contenga riserve per 1,7 miliardi di barili. Milei ha riportato alla ribalta le rivendicazioni argentine, un tema su cui era stato piuttosto cauto in passato, nel tentativo di risollevare il calo della sua popolarità. Il progetto, sviluppato dalle aziende britannica Rockhopper Exploration e israeliana Navitas Petroleum, prevede l’inizio delle estrazioni nel 2028, ed il presidente argentino è fermamente deciso ad ostacolarle, ritenendole una potenziale minaccia alla sovranità nazionale.
La settimana scorsa, durante un acceso intervento all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Milei ha definito l’organismo «inutile» e un rifugio di «arroganti parassiti travestiti da burocrati ben intenzionati». Sua intenzione è presentare le Falkland/Malvinas come un banco di prova per l’efficacia delle Nazioni Unite. Le sue richieste si fondano su una risoluzione del 1979 delle Nazioni Unite che invitava Argentina e Regno Unito a astenersi da iniziative unilaterali fino alla soluzione della disputa sulla sovranità delle isole, considerando quindi il progetto petrolifero una violazione di tale risoluzione.
Tuttavia, la mossa di Milei è principalmente simbolica. Il Tribunale internazionale del diritto del mare, a cui si rivolge, non ha la capacità di obbligare il governo britannico a rispettare eventuali ordini di emergenza di sospensione delle attività estrattive. L’istituzione, fondata nel 1982 tramite un trattato delle Nazioni Unite, ha sede ad Amburgo, in Germania.
Nelle ultime settimane, il ministro della Difesa britannico, Wes Streeting, ha minimizzato le iniziative di Milei, affermando che l’Argentina non possiede le capacità per conquistare le Falkland/Malvinas con la forza, come tentato nel 1982 durante la guerra, dalla quale ne uscì sconfitta.
Inizialmente, Milei aveva ricevuto un certo supporto dalle dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, il quale aveva minacciato di riconsiderare la storica politica degli Stati Uniti di riconoscere il controllo britannico senza prendere posizione nella controversia. Tuttavia, la settimana scorsa il primo ministro britannico Andy Burnham ha riaffermato che il Regno Unito non tollererà minacce sulle isole, e da quel momento Trump non ha più rilasciato dichiarazioni a favore di Milei.
I principali giornali argentini hanno ampiamente coperto l’annuncio di Milei, sebbene non gli abbiano dedicato spazio preminente nelle edizioni cartacee. Per esempio, nessuno dei principali quotidiani ha aperto le proprie prime pagine con questa notizia, privilegiando altre questioni. Nel contempo, diversi giornali hanno fatto notare come, mentre Milei proclamava l’ultimatum, il Cile stesse ospitando a Punta Arenas una delegazione di imprenditori delle Falkland/Malvinas, annunciando un nuovo servizio navale mensile tra le isole e la città.
Inoltre, il ministro della Difesa cileno, Fernando Barros, ha riconosciuto il diritto all’autodeterminazione degli abitanti delle isole, un concetto rifiutato dall’Argentina, che considera tale popolazione «trapiantata in un territorio usurpato», come ribadito da Milei durante il suo intervento all’ONU.