Primarie della coalizione di opposizione: un futuro incerto per il Pd
Si avvia verso le primarie della coalizione di opposizione, un passo inevitabile poiché senza questo strumento la coalizione non potrebbe esistere. Il Movimento 5 Stelle (M5s) non sarebbe in grado di mantenere il proprio elettorato se accettasse passivamente la leadership del Partito Democratico (Pd). Per raggiungere un accordo con il M5s, l’unica possibilità sono le primarie: non è possibile mantenere la coalizione mentre il M5s si ridurrebbe a un ruolo subordinato, riporta Attuale.
Tuttavia, la scelta intrapresa non sembra suscitare grande entusiasmo. In una coalizione caratterizzata da una marcata eterogeneità, sarebbe logico presentare agli elettori una gamma di candidati, permettendo un primo turno di votazione e un successivo ballottaggio. Nel 2012, il segretario del Pd Bersani promosse primarie di coalizione a doppio turno, consentendo diverse candidature oltre alla sua, tra cui quelle di Renzi e Puppato. Bersani introdusse anche una modifica statutariale che consente attualmente l’approvazione di candidature alternative a quella del segretario, mostrando apertura in un periodo di speranza per il partito.
Oggi, invece, si sta realizzando un’intesa di basso profilo, in un clima di preoccupazione per la solidità della coalizione e del Pd, limitando la competizione a un unico turno con solo due candidati: Schlein e Conte. Gli elettori potrebbero essere riluttanti a votare per candidati minori, soprattutto se il turno è unico e solamente quei due possono conquistare la vittoria. Se si decide di procedere in questo modo, nonostante la discontinuità politica, è probabile che si trovi un modo legale. Tuttavia, la questione rimane: queste due candidature sono sufficientemente distinte da incentivare una reale partecipazione e, in caso di successo, da attrarre voti oltre quelli delle primarie?
Le differenze sono praticamente solo sulla posizione riguardo all’Ucraina. Sebbene non sia un aspetto trascurabile, questa divergenza non produce visioni complessive alternative sulla politica estera ed europea. Secondo Fassino, la posizione sull’Ucraina dovrebbe portare a una concezione realistica della difesa europea, integrando decisioni nazionali nel contesto europeo. Entrambi, tuttavia, sembrano usare l’Europa per evitare di affrontare decisioni nazionali. In questo contesto, alcuni potrebbero ricordare lo slogan dei comunisti francesi del 1969, che rifiutarono di scegliere tra due candidati di centro-destra, preferendo non schierarsi tra “berretto bianco e bianco berretto”. Le scelte motivate dalla paura possono risultare, infine, controproducenti.