La nuova legge elettorale in discussione alla Camera: focus su preferenze e rivalità tra consiglieri regionali

30.09.2026 21:05
La nuova legge elettorale in discussione alla Camera: focus su preferenze e rivalità tra consiglieri regionali

La nuova legge elettorale in discussione alla Camera

La nuova legge elettorale torna in Aula alla Camera, dove domani si svolgerà il primo voto sulle questioni pregiudiziali. Con il capolista bloccato e le preferenze per il secondo eletto, la competizione nei collegi aumenta, riporta Attuale.

In mezzo a sagre, feste di paese e inaugurazioni, la prossima corsa elettorale potrebbe risultare molto diversa dalle precedenti. In particolare, i membri dei partiti più grandi, cioè le seconde e terze file, non potranno più contare esclusivamente sul loro posizionamento in lista. Essi dovranno contendere direttamente le preferenze degli elettori, con i compagni di partito come principali avversari, favoriti dalla loro esperienza sul territorio.

La riforma, approdata alla Camera per l’ultimo miglio, prevede domani, 1 ottobre, la discussione delle questioni pregiudiziali da parte delle opposizioni. I’ll voto potrà avvenire a scrutinio segreto se richiesto, suscitando apprensione tra i parlamentari. «Lo scopriremo domani», ha dichiarato Angelo Rossi, relatore del disegno di legge, sottolineando le incognite del calendario che prevede tre voti di fiducia oltre al voto finale, anch’esso segreto, tra il 7 e l’8 ottobre.

Il ritorno delle preferenze

Il ritorno delle preferenze, frutto di una lunga mediazione nel centrodestra, rappresenta una modifica significativa. Nelle liste per i collegi plurinominali, i candidati saranno sette, incluso il capolista. Questo ultimo rimarrà bloccato, mentre gli elettori potranno esprimere fino a tre preferenze per gli altri candidati, tenendo conto del vincolo di genere. L’assegnazione dei seggi partirà dal capolista, ma per quelli successivi si considereranno i voti individuali. Se una lista conquista un solo seggio, il capolista entrerà, cambiando radicalmente la dinamica elettorale, soprattutto per FdI e Pd, i partiti con le percentuali più elevate.

Una rivoluzione anche per i dem

Questa nuova dinamica, notano i deputati dem, potrebbe ridimensionare il “rischio”. «Sul territorio noi ci siamo già. Il problema si porrebbe solo se fosse una legge elettorale con vere preferenze», afferma Andrea Casu del Pd, mentre Stefano Graziano definisce le attuali preferenze come «farlocche». Anche Arturo Scotto rileva come la riforma interessi soprattutto i due partiti principali, limitando l’impatto su altri come i Cinque Stelle.

Chi si contenderà i posti dovrà ora affrontare una competizione diversa. Un consigliere regionale con un forte consenso personale, ad esempio, avrà vantaggi su parlamentari che hanno trascorso molto tempo in Aula e in commissione, specialmente se si prospetta un voto anticipato ad aprile.

«Si dovrà aumentare il contatto con il territorio»

Nel partito di Fratelli d’Italia, ammettono ci siano preoccupazioni, ma alcuni sostengono che la questione possa essere affrontata. «Dovremo aumentare il contatto con il territorio, ma per chi già lo fa non cambierà nulla», afferma Rossi. Questo cambiamento in realtà potrebbe essere visto come un potenziamento della politica sul campo.

Coloro che affermano che le preferenze non siano autentiche possono rivolgere la propria attenzione ai colleghi dem, che non hanno presentato emendamenti significativi. Questa legge elettorale, secondo i sostenitori, rappresenta un «passo in avanti» nel legame con il territorio, promuovendo un giusto equilibrio nel sistema.

La sfida con i professionisti delle preferenze

Anche tra i dirigenti c’è un certo disinteresse verso il problema delle preferenze. «Alla fine saranno in pochi a beneficiarne», commentano, notando come anche i peones siano legati a gruppi territoriali con base elettorale già consolidata. Pur essendo presenti timori, questi risulterebbero soprattutto di natura «psicologica». Tuttavia, è evidente che il sistema attuale offre meno certezze rispetto al passato.

Nel frattempo, è da sottolineare come la campagna elettorale stia già influenzando l’attività nei collegi, con un clima di forte attesa incertezza riguardo ai possibili sviluppi futuri.

I capilista bloccati e le scelte dei leader

Oltre alle preferenze, i partner di Giorgia Meloni manifestano dubbi su chi comporrà le liste, considerando la competizione interna tra Matteo Salvini e Antonio Tajani per la leadership della coalizione. La questione centrale rimane, infatti, chi sarà responsabile della selezione dei candidati, tema cruciale in vista delle prossime elezioni.

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