Strategia russa per ridurre l’elettricità in Ucraina: un piano per la sopravvivenza
Mosca non si sta impegnando nella conquista di Kiev: il suo obiettivo è renderla invivibile. Questa differenza sposta l’attenzione dalla geografia alla funzionalità della società, affrontando le capacità di resistenza mentre il fronte rimane stabile, riporta Attuale.
I ponti sul fiume Dnipro non hanno un valore militare decisivo; essi servono alla circolazione quotidiana di circa 600.000 veicoli e alla metro, suddividendo una capitale attraversata da un ampio fiume. Le limitazioni su tre dei sei ponti implicano danni sproporzionati rispetto al costo del drone impiegato. La logica di Mosca è quella dell’«asimmetria degli attriti»: colpire ciò che è costoso da sostituire e difficile da spostare. Inoltre, l’Istituto di ricerca nucleare, colpito il 30 settembre, presenta un reattore spento dal 2022, senza aumento di radioattività; ma l’attacco costringe le autorità a una comunicazione difensiva che consuma tempo ed energie.
La priorità della Russia rimane l’energia, come mostrato dal piano di Putin rivelato dal ministro dell’Energia ucraino Denys Shmyhal ai partner europei a Parigi. Il piano, che prevede l’uso di fino a 1.000 missili, droni e bombe, mira a sottrarre quasi 15 gigawatt, portando i tagli all’elettricità e al riscaldamento fino al 90% nelle città di Kiev, Kharkiv e Odessa. Una strategia particolare mira a isolare tre centrali nucleari operative dalla rete, agendo sulle sottostazioni a meno di due chilometri dai reattori, creando effetti devastanti senza il rischio di attacchi diretti.
Putin ha confermato l’avvio della campagna invernale, presentata come rappresaglia per i bombardamenti ucraini sulle raffinerie. Questo shift discute non la legittimità del bersaglio, ma la reciprocità del conflitto. La struttura della vulnerabilità ucraina è innegabilmente debole: pur avendo investito centinaia di milioni in protezioni per le centrali elettriche, potrebbero bastare pochi raid per vanificare i cinque gigawatt ripristinati.
Il presidente Zelensky ha dichiarato a El Pais che l’intento russo è quello di costringere gli ucraini, in particolare quelli di Kiev, a lasciare la città, un obiettivo simile a quello perseguito nel 2022. In questo contesto, un aspetto fondamentale riguarda le ambasciate, che nel 2022 avevano trasferito il loro personale a Leopoli e Varsavia, riaprendo solo mesi dopo. Inoltre, a Kiev esistono 4.385 rifugi, ma quasi nove su dieci sono considerati inadeguati dalla legge, coprendo meno del 60% della popolazione.
Se la campagna invernale dovesse rendere Kiev invivibile, ciò non si limiterebbe ai blackout, ma comporterebbe anche nuovi sfollati e il ridimensionamento delle rappresentanze diplomatiche. Questo sarebbe un risultato efficiente per Mosca: non è necessario conquistare Kiev se sono gli altri a lasciarla.
Zelensky suggerisce che Mosca possa aumentare l’intensità della campagna in base alle elezioni americane, affermando che la strategia di Putin è quella di intensificare il conflitto in prossimità delle elezioni di metà mandato di Trump. L’ex ministro degli Esteri Dmytro Kuleba ha enfatizzato che non sono solo il territorio e le infrastrutture a essere sotto attacco, ma la volontà degli ucraini e dei loro partner internazionali.
Secondo le stime, Kiev avrà bisogno di 52 miliardi di dollari in finanziamenti esterni entro il 2027, di cui solo 20 già garantiti. Mosca si sta invece preparando a un’asimmetria nelle capacità di spesa: gli Stati Uniti e Bruxelles hanno limiti su quanto possono fornire, mentre la Russia è pronta a spendere senza restrizioni. Tuttavia, mentre l’umore rimane alto, una battuta circola su TikTok tra gli ucraini: «Grazie a Dio vivo a Kiev, così non devo fare piani per il futuro».