Il 10% dei giovani americani evita le interazioni sociali per colpa dell’intelligenza artificiale

05.10.2026 09:45
Il 10% dei giovani americani evita le interazioni sociali per colpa dell'intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale e le nuove relazioni: un allerta per la psiche giovanile

Un recente studio ha sollevato preoccupazioni riguardo all’impatto delle intelligenze artificiali (AI) nelle vite quotidiane, specialmente tra le fasce più giovani della popolazione. Le interazioni con chatbot, tanto affettive quanto professionali, stanno diventando sempre più comuni, generando effetti significativi sulle relazioni interpersonali e sulla psicologia dei giovani, riporta Attuale.

Negli ultimi anni, l’uso dell’AI ha visto un’impennata, alimentato da piattaforme come Replika e Kupid, che offrono “partner” digitali alla ricerca di interazioni emotive. Queste intelligenze artificiali, create per ascoltare e supportare gli utenti in modo personalizzato, si sono rivelate particolarmente attraenti per coloro che, come molti giovani della Generazione Z, si sentono isolati. Non a caso, il CEO di Microsoft AI, Mustafa Suleyman, ha affermato: “Fra cinque anni tutti ne avremo uno”.

Significativa è la crescita nel numero di utenti di chatbot, che sono passati da 10 milioni nel 2023 a oltre 40 milioni oggi. Tuttavia, tale sviluppo presenta rischi. Gli esperti avvertono che la dipendenza da relazioni virtuali potrebbe alterare l’apprendimento e il mondo del lavoro, già minato da fenomeni come il “sycophancy”, dove le AI forniscono informazioni suitabili per compiacere piuttosto che per educare.

Il problema principale è l’impatto psicologico sulle nuove generazioni, abituate a comunicare attraverso uno schermo e a stabilire legami con entità che non possono riempire il vuoto sociale reale. Le statistiche degli Stati Uniti mostrano un aumento significativo degli individui tra i 20 e i 29 anni che non hanno incontri faccia a faccia quotidiani, passando dal 2-3% all’inizio del millennio, sino al 10% oggi.

Inoltre, in Asia stiamo assistendo alla proliferazione di “servizi di compagnia” digitali, con i governi che tentano di regolare l’uso di tecnologie che creano dipendenza. La Cina, ad esempio, ha vietato servizi interattivi che possano indurre dipendenza nei giovani. Allo stesso modo, Suleyman ha avvertito dell’importanza di stabilire confini chiari tra l’AI e le relazioni umane per prevenire la cosiddetta “psicosi da AI”.

Infine, il noto filosofo Yuval Noah Harari ha rimarcato l’importanza della fiducia nelle interazioni umane, avvertendo che la creazione di un’intelligenza artificiale antropomorfizzata può portare a malintesi sulla sua vera natura. Con la domanda sul futuro dell’AI e delle relazioni umane che resta aperta, è evidente che l’industria deve affrontare responsabilmente le sfide che emergono in un panorama in rapida evoluzione.

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