Premio Nobel per la Medicina 2026 a pionieri dell’optogenetica
L’Assemblea del Karolinska Institutet di Stoccolma ha assegnato il Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina 2026 allo statunitense Karl Deisseroth e ai ricercatori tedeschi Peter Hegemann e Georg Nagel, per le loro scoperte sui canali ionici attivati dalla luce e sull’optogenetica, riporta Attuale. Questo premio rappresenta un riconoscimento fondamentale per tre scienziati che hanno rivoluzionato il campo delle neuroscienze, integrando genetica e ottica per esplorare il funzionamento cellulare e rivelare i misteri del cervello. I vincitori si divideranno un premio di 12 milioni di corone svedesi (circa 1 milione e 65mila euro), frutto di ricerche che hanno avuto inizio con lo studio della Chlamydomonas, un’alga unicellulare capace di orientarsi verso la luce.
In primo piano c’è il biochimico tedesco Peter Hegemann, 71 anni, professore di Biofisica Sperimentale alla Humboldt Universität di Berlino, e il collega Georg Nagel, 73 anni, docente di Neurofisiologia all’Università di Würzburg, che hanno scoperto la canalrodopsina nei primi anni 2000. Questa proteina funziona come un canale ionico che, una volta esposta alla luce blu, genera un impulso elettrico. Grazie a questa scoperta, i due ricercatori hanno fornito la base per controllare i segnali nervosi mediante la luce.
Il neuroscienziato Karl Deisseroth, 54 anni, docente di Bioingegneria e Psichiatria alla Stanford University, ha contribuito in modo decisivo al passaggio verso le neuroscienze. Nel 2005, Deisseroth ha inserito il gene della canalrodopsina nei neuroni di ratto, innescando impulsi elettrici tramite la luce. Ha successivamente applicato questo metodo, noto come optogenetica, nei cervelli di topi vivi, rivoluzionando così l’approccio allo studio delle funzioni cerebrali.
Prima di queste scoperte, il cervello era considerato in gran parte un mistero: sebbene si conoscessero le sue macro-aree, era impossibile dimostrare relazioni di causa-effetto tra specifici neuroni e comportamenti. L’optogenetica ha svelato questi enigmi, permettendo di mappare la relazione tra la mente e elementi come emozioni, memoria, dolore e ritmi circadiani. Oggi, questa tecnica è utilizzata a livello globale per indagare malattie come l’Alzheimer, il Parkinson, la depressione e l’epilessia, avvicinandosi a cliniche dedicate e sperimentazioni che mirano a ripristinare la vista in caso di malattie retiniche.
Succedendo al Nobel 2025, assegnato per le scoperte sulla tolleranza immunitaria, il premio 2026 celebra una vittoria della ricerca fondamentale. Si tratta di una straordinaria evoluzione che, partendo dallo studio della botanica, è diventata uno degli strumenti più potenti per far luce sui segreti della mente umana.