Israele continua a bombardare Gaza un anno dopo il cessate il fuoco con Hamas

13.10.2026 10:45
Israele continua a bombardare Gaza un anno dopo il cessate il fuoco con Hamas

Un anno dopo il cessate il fuoco, la situazione a Gaza rimane critica

Un anno dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza, i bombardamenti israeliani non si sono mai interrotti, anche se si sono ridotti sensibilmente di frequenza e intensità rispetto ai due anni precedenti di guerra. Negli ultimi 12 mesi, l’esercito israeliano ha ucciso circa 1.400 persone, la maggior parte in attacchi aerei o nei pressi della “yellow line”: il confine temporaneo all’interno della Striscia che delimita il territorio controllato dai militari israeliani, divenuto uno dei luoghi più pericolosi per i palestinesi. Le condizioni della popolazione, nel frattempo, restano estremamente difficili, riporta Attuale.

Il cessate il fuoco non ha solo fallito nell’interrompere gli attacchi, ma non è stato nemmeno seguito da un processo di pace, ormai in stallo da mesi. L’accordo, raggiunto ad ottobre del 2025 grazie a un’intesa mediata dagli Stati Uniti, prevedeva la riconsegna delle persone ancora in ostaggio da Hamas in cambio di prigionieri palestinesi detenuti in Israele, il ritiro graduale delle forze israeliane dalla Striscia, il disarmo di Hamas, la creazione di un governo di transizione e l’arrivo di un contingente militare internazionale.

Dodici mesi dopo, è stato completato solo il primo passo: lo scambio ostaggi-detenuti. Hamas ha dichiarato di essere disposto a disarmarsi, ma solo dopo che Israele avrà interrotto i bombardamenti e si sarà ritirato. Israele, al contrario, sostiene che si ritirerà solo a condizione che Hamas si disarmi. A complicare ulteriormente la situazione, Hamas ha lasciato il governo della Striscia, che controllava dal 2007, ma ciò risulta perlopiù simbolico, poiché non è stato sostituito in modo significativo.

Il comitato tecnico predisposto per fungere da governo di transizione si trova ancora al Cairo. In molte aree, Hamas continua a esercitare un’autorità parastatale, emettendo certificati di nascita e di morte e raccogliendo alcune tasse. La situazione per i palestinesi è ulteriormente complicata dalla distruzione degli edifici, poiché il 80-90% delle strutture nella Striscia sono state rase al suolo dai bombardamenti. L’esercito israeliano occupa attualmente circa il 70% del territorio, rispetto al 53% stabilito dagli accordi.

Le forze israeliane hanno costruito almeno 30 postazioni militari e stanno demolendo tutto nell’area sotto il loro controllo. Recenti reportage indicano che l’accesso alla Striscia per i giornalisti è possibile solo accompagnati dall’esercito israeliano, bloccando di fatto una narrazione indipendente. Israele giustifica queste azioni come necessarie per creare una zona cuscinetto, nonostante ciò abbia ridotto drasticamente lo spazio abitabile dei palestinesi.

Non è chiaro quali siano le intenzioni di Israele: se rimanere a lungo termine nella Striscia o ritirarsi. Le pressioni interne, in particolare da parte dell’estrema destra religiosa nel governo di Benjamin Netanyahu, complicano ulteriormente la questione, mentre le elezioni si avvicinano, fissate per il 27 ottobre prossimo.

Le condizioni di vita per i palestinesi nella Striscia continuano a deteriorarsi. Il controllo rigoroso delle frontiere da parte delle forze israeliane limita l’ingresso di beni essenziali, tra cui medicinali e materiali da costruzione, mentre un solo varco di frontiera, quello di Kerem Shalom, è aperto. La crisi idrica è grave, con lunghe code per l’accesso all’acqua e problemi di contaminazione.

Le Nazioni Unite hanno descritto la situazione come critica, riportando che il 94% della popolazione della Striscia necessita di rifugio e che il 65% vive in tende o in strutture inadeguate. La mancanza di acqua pulita è un problema crescente, aggravato dalla difficoltà di operare impianti di desalinizzazione a causa della scarsità di pezzi di ricambio.

1 Comment

  1. Non riesco a capire come sia possibile che un anno dopo ci troviamo ancora in questa situazione così disperata. Sembra che le promesse siano state dimenticate, e i più colpiti sono sempre i civili. La mancanza di pace fa male a tutti, alla fine. Che tristezza!

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