Gli attacchi russi rendono il mar Nero sempre più pericoloso per il commercio marittimo

16.10.2026 13:05
Gli attacchi russi rendono il mar Nero sempre più pericoloso per il commercio marittimo

Aumentati gli attacchi alle navi mercantili nel Mar Nero, almeno 30 vittime in dieci giorni

Negli ultimi mesi, gli attacchi contro le navi mercantili nel Mar Nero hanno raggiunto livelli senza precedenti dal 2022, dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina, colpendo aree sempre più lontane dalle acque di Russia e Ucraina, fino alle coste di Bulgaria e Romania. In dieci giorni, sette navi sono state attaccate al largo di questi due paesi, entrambi membri della NATO e dell’Unione Europea, di cui tre affondate e almeno 30 persone morte o disperse, riporta Attuale.

Nessuno ha rivendicato direttamente gli attacchi, ma il governo ucraino, insieme a diverse autorità europee e esperti, incluso il gruppo britannico di sicurezza marittima Ambrey, li attribuiscono alla Russia. Due delle navi colpite trasportavano grano ucraino e la maggior parte delle altre era coinvolta nel traffico a o da porti sul fiume Danubio, da cui l’Ucraina esporta gran parte dei suoi cereali.

Il bersaglio russo appare chiaro: creare un clima di insicurezza per le rotte commerciali nella parte occidentale del Mar Nero, analogamente a quanto accaduto nei primi mesi dell’invasione, mirato a ostacolare le esportazioni alimentari ucraine, che rappresentano oltre la metà dei ricavi delle esportazioni del paese. Questo genera conseguenze non solo per l’Ucraina, ma anche per i paesi importatori, a causa dell’aumento dei prezzi.

Nel 2022, la marina russa aveva bloccato i porti ucraini, lasciando circa 20 milioni di tonnellate di cereali ferme. Le esportazioni sono riprese grazie a un accordo mediato da ONU e Turchia, dal quale la Russia si è ritirata nel luglio 2023, dichiarando che avrebbe considerato tutte le navi dirette nei porti ucraini come trasporti potenzialmente militari. Nel frattempo, l’Ucraina ha riuscito a riaprire le sue rotte commerciali dopo aver scacciato la marina russa da gran parte del Mar Nero.

Tuttavia, negli ultimi mesi, la Russia ha migliorato le sue capacità di bombardamento a lungo raggio, ripristinando la minaccia nel Mar Nero. La strategia russa ha già portato a risultati significativi: dopo i bombardamenti estivi, quasi tutti gli armatori avevano smesso di inviare navi verso i porti di Odessa, città chiave per il transito del grano. Il governo ucraino ha quindi dovuto rivedere drasticamente al ribasso le previsioni di esportazione per la stagione in corso.

Nel contempo, l’Ucraina ha intensificato i suoi attacchi contro le navi che commerciavano con la Russia, iniziando a colpire le petroliere della “flotta fantasma” nel novembre 2025 e, da luglio, attaccando anche altre tipologie di navi mercantili dirette verso i porti russi.

Il 16 settembre, il Joint War Committee, organo londinese degli assicuratori, ha esteso la classificazione di rischio a tutto il Mar Nero, escludendo solo le acque territoriali di Turchia, Romania, Bulgaria e Georgia, distanti non più di 12 miglia nautiche dalla costa.

Le difficoltà commerciali nel Mar Nero hanno iniziato a farsi sentire anche sui prezzi. A settembre, l’indice dei prezzi dei cereali della FAO ha registrato un aumento del 5,1% rispetto ad agosto e del 17,2% su base annuale, con il prezzo del grano che ha raggiunto il livello più alto dall’agosto 2023.

Persino il primo ministro bulgaro Rumen Radev, che ha vinto le elezioni parlamentari ad aprile ed è considerato filorusso, ha accusato indirettamente la Russia. Dopo gli attacchi del 6 ottobre, inizialmente vago, ha successivamente convocato l’ambasciatrice russa in Bulgaria per sottolineare che l’Ucraina non avrebbe motivo di distruggere le proprie navi e ha chiesto ai paesi dell’Unione Europea e della NATO di sostenere una moratoria sugli attacchi contro le navi civili nel Mar Nero.

Gli ultimi due attacchi, avvenuti tra mercoledì e giovedì, hanno colpito due navi cisterna al largo di Sulina, una delle quali all’interno delle acque territoriali romene, segnando la prima volta che una nave è stata colpita in queste acque da mesi.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere