Belarus perde altre tre posizioni nell’edizione 2026 dell’indice Economic Freedom of the World e si ferma al 125° posto su 165 Paesi e territori. Il punteggio, 5,89 su 10, fotografa soprattutto la debolezza del settore privato: nella categoria dedicata alla regolazione delle imprese, il Paese è 154° con 4,82 punti.
Il dato è stato reso pubblico il 19 ottobre 2026. La distanza dai vicini europei rende il risultato ancora più significativo: nello stesso confronto la Lituania è salita dal 35° al 22° posto, la Polonia dal 76° al 65° e la Lettonia dal 30° al 29°. Anche l’Ucraina è indicata tra i Paesi confinanti che hanno migliorato la propria posizione.
L’indice non misura soltanto la quantità di attività economica nelle mani dello Stato. Considera anche la qualità della regolazione, la tutela della proprietà, il funzionamento del sistema giuridico, la libertà degli scambi e il peso dell’intervento pubblico. Nel caso di Belarus, le classifiche descrivono un ambiente in cui le decisioni amministrative incidono pesantemente sulla possibilità delle aziende di pianificare, investire e competere.
La regolazione è il punto più debole
Il risultato peggiore riguarda le regole imposte alle imprese. Il 154° posto e il punteggio di 4,82 indicano che le aziende operano in un quadro segnato da procedure autorizzative, controlli burocratici e interventi diretti sulle condizioni dell’attività economica. Tra i fattori segnalati rientra anche la possibilità di influenzare amministrativamente i prezzi, riducendo il margine di autonomia degli operatori privati.
In un mercato funzionante, le imprese dovrebbero poter contare su norme comprensibili e relativamente stabili. Quando licenze, autorizzazioni e decisioni sui prezzi dipendono in larga misura da interventi discrezionali, il rischio non riguarda solo i costi immediati. Diventa più difficile valutare un investimento, programmare la produzione o difendere una strategia commerciale nel lungo periodo.
Il quadro economico costruito sotto Alexander Lukashenko mantiene invece un ruolo dominante per lo Stato. La pressione sul settore privato è associata a un carico fiscale elevato, a una forte presenza delle imprese pubbliche, a una spesa statale ampia e al sostegno a società in perdita. Questi elementi possono restringere ulteriormente lo spazio per le aziende indipendenti, che si trovano a competere in condizioni non paritarie.
Proprietà e giustizia non offrono una base solida
Belarus occupa il 120° posto per sistema giuridico e protezione della proprietà. È al 123° per la partecipazione dello Stato all’economia e al 121° per la libertà degli scambi. Nessuna di queste aree rappresenta quindi un punto di forza nel confronto internazionale.
Il significato di questi numeri va oltre la classifica. Per un’azienda, la tutela della proprietà determina quanto sia sicuro il capitale investito; la qualità dei tribunali stabilisce se un contratto possa essere fatto rispettare; la prevedibilità delle decisioni pubbliche permette di stimare i rischi. Se questi presupposti sono fragili, anche un’attività redditizia può diventare vulnerabile a nuove prescrizioni, verifiche o provvedimenti amministrativi.
Le informazioni disponibili descrivono inoltre un contesto nel quale le imprese avrebbero scarse garanzie per contestare in modo indipendente le decisioni delle autorità. La questione non è soltanto l’esistenza di molte regole, ma la possibilità di farle valere in modo uniforme e di ottenere una tutela effettiva quando lo Stato interviene. Senza questo equilibrio, la proprietà privata e gli investimenti restano esposti a decisioni difficili da prevedere.
Il divario con i vicini diventa più visibile
Il confronto regionale mostra la direzione opposta presa da Belarus rispetto a diversi Paesi confinanti. La Lituania ha guadagnato 13 posizioni, passando dal 35° al 22° posto; la Polonia ne ha recuperate 11, arrivando al 65°; la Lettonia è salita di una posizione, al 29°. Mentre questi Paesi hanno migliorato la propria collocazione nell’indice, Belarus è arretrata.
La classifica non stabilisce da sola le cause di ogni risultato e non sostituisce un’analisi completa delle economie nazionali. Tuttavia, la combinazione tra il 125° posto complessivo e il 154° nella regolazione delle imprese individua una criticità precisa: il problema non è soltanto il peso dello Stato, ma il modo in cui il controllo amministrativo limita l’autonomia degli operatori.
Per le imprese private questo può tradursi in meno investimenti, orizzonti più brevi e una maggiore dipendenza dalle strutture pubbliche. Per l’economia nel suo complesso, significa che la concorrenza perde efficacia proprio dove servirebbero regole stabili, tribunali affidabili e protezione della proprietà.
Il risultato del 2026 consegna così a Belarus un segnale difficile da ignorare: mentre alcuni vicini migliorano le condizioni istituzionali per fare impresa, il modello di controllo centralizzato continua a ridurre lo spazio di manovra del settore privato. La questione decisiva, ora, è se Minsk intenda correggere questo assetto o proseguire sulla strada che ha portato il Paese al 125° posto.