Riccardo Magi lancia un appello per un gruppo autonomo di +Europa alla Camera, il Pd frena

20.10.2026 20:15
Riccardo Magi lancia un appello per un gruppo autonomo di +Europa alla Camera, il Pd frena

Il leader di +Europa, Riccardo Magi, ha proposto la creazione di un gruppo autonomo alla Camera per contestare le nuove norme sulla raccolta firme, in particolare le disposizioni del ‘Melonellum’. Tuttavia, il progetto potrebbe subire un arresto a causa dell’opposizione da parte del Partito Democratico (Pd), con i dirigenti dem che hanno dichiarato: «Non sono in vista operazioni di questo tipo», riporta Attuale.

Il tempo stringe. Magi ha lanciato un appello agli altri partiti di opposizione per costituire un gruppo parlamentare di +Europa, con l’intenzione di contestare davanti alla Consulta la legge elettorale prevista in vigore da sabato. L’obiettivo è chiaro: intraprendere azioni legali dopo l’entrata in vigore della nuova legge. Tuttavia, finora non sembra esserci disponibilità presso il Nazareno di fornire i parlamentari necessari per realizzare questo piano.

Il piano di Magi per arrivare alla Consulta

La richiesta di Magi è emersa dopo l’assemblea nazionale del Pd, nel corso della quale è stata rilanciata la candidatura di Elly Schlein alla guida della coalizione. «Rivolgiamo un appello ai partiti e ai parlamentari per costituire un gruppo parlamentare di +Europa, mettendo a disposizione gli eletti necessari», ha dichiarato il leader radicale. La questione riguarda in particolare la nuova legge elettorale, che innalza fino a quattro volte le firme necessarie per presentare le liste, un tema che Magi ha già contestato in passato, scorso sottoponendo la questione a uno sciopero della fame e ora mira a portare davanti alla Corte Costituzionale.

Il piano è quello di promuovere un conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato. +Europa, non avendo la legittimazione autonoma necessaria, ha bisogno di costituire un gruppo parlamentare per sollevare la questione, rivendicando la violazione delle proprie prerogative costituzionali. L’iniziativa richiederà anche l’approvazione dell’Ufficio di Presidenza della Camera, ma Magi si mostra fiducioso, sottolineando che in passato sono state concesse deroghe per assumere gruppi con un numero ridotto di parlamentari.

Attualmente, +Europa dispone di tre deputati, incluso il suo leader, Benedetto Della Vedova e Luca Pastorino, riuniti in una componente del Misto. Tale situazione consente già al partito di beneficiare di requisiti ridotti per le firme: tra 1.500 e 2.000 per collegio, rispetto ai 6.000-7.000 richiesti dalla riforma per le liste senza rappresentanza parlamentare. Anche i Cinque Stelle al Senato hanno adottato strategie simili, prestando un senatore, Luigi Nave, al Psi di Enzo Maraio. Tuttavia, per le prossime elezioni, gli accordi prefigurati dalla riforma riconoscono esenzioni solo ai partiti con gruppo costituito entro il 31 dicembre 2025.

Il conto aperto con il Pd e i voti del 2022

Alla base della richiesta di +Europa c’è una rivendicazione elettorale che si rivolge direttamente al Pd, specialmente a seguito delle elezioni del 2022, nelle quali +Europa si è fermata al 2,9%, sotto la soglia del 3% necessaria per la ripartizione proporzionale dei seggi. I voti di +Europa, tuttavia, hanno contribuito al risultato della coalizione grazie al meccanismo del Rosatellum, e «a beneficiarne è stato in primis il Pd», come sottolineano i dirigenti di +Europa, i quali ora si aspettano un gesto di reciproco riconoscimento.

Renzi e la diffidenza dei centristi

Il Nazareno non mostra attualmente entusiasmo nel prestare deputati a +Europa o ad altre formazioni prima dell’entrata in vigore delle nuove norme. Questa situazione rischia di aggiungere ostacoli alla già complicata costruzione della cosiddetta quarta gamba del centrosinistra, mentre Schlein è impegnata a persuadere le diverse anime centriste a presentarsi unite al tavolo della coalizione. Matteo Renzi, esentato dalla raccolta delle firme grazie a un gruppo parlamentare già costituito, si profila come punto di riferimento di questa operazione, sebbene la sua leadership susciti diffidenza tra i centristi, preoccupati di possibili ritardi o ripensamenti dell’ex premier nel momento decisivo per la chiusura delle liste.

La segretaria del Pd punta a un contributo unitario da parte dei moderati, in particolare su temi divisivi, con +Europa e Italia Viva giocando un ruolo centrale. Tra i centristi c’è un timore palpabile riguardo alle manovre dell’ex premier, con dubbi sulla sua affidabilità nel gestire l’operazione coalizionale. Questa situazione complica ulteriormente la possibilità di una collaborazione fruttuosa per il futuro del centrosinistra.

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